Concetti Chiave
- Il desiderio di Dio per il suo popolo si manifesta attraverso la liberazione degli Israeliti, evidenziato dai doni di acqua, manna e quaglie.
- L'alleanza proposta da YHWH invita Israele a impegnare la libertà appena ricevuta, senza imporre una nuova servitù, ma per continuare il cammino di libertà.
- Le dieci parole sono introdotte da un doppio locutore, con YHWH che parla attraverso Mosè, evidenziando il ruolo del mediatore nell'alleanza.
- La figura di Mosè come mediatore sottolinea l'importanza della libertà e della vita offerte da Dio attraverso la sua alleanza.
- Le dieci parole mirano a far diventare il popolo di Israele e i lettori alleati con Dio, accettando la nuova nascita e la libertà.
Il desiderio di Dio
Il racconto della liberazione dei figli di Israele conferisce un contenuto più concreto a questo nome, confermando il desiderio di Dio di dare vita al suo popolo, evidente in espressioni come “ha dato acqua da bere nonché manna e quaglie da mangiare” e il far nascere il popolo è l’azione che caratterizza questo dio tanto che è presente anche nella prima parola [io, YHWH, sono il tuo dio che ti ho fatto uscire…]. Ma sono anche molteplici i significati della particella relativa che permettono di capire l’espressione sostituendo il che con il perché, e allora la nascita di Israele sarebbe ciò che fonda la rivendicazione di YHWH di essere il dio di questo popolo [in parole pavoel quindi, se Israele può riconoscerlo come il suo dio è perché egli lo apre alla vita].
L'alleanza proposta da YHWH
Sia l’Esodo che il Deuteronomio collocano la loro proclamazione nel quadro di un’alleanza proposta da YHWH a coloro che ha strappato all’Egitto, lì Israele viene invitato a impegnare la libertà che ha appena ricevuto in un’alleanza con colui che ha permesso la sua rinascita. Lo scopo ovviamente non è quello di imporgli una nuova servitù, bensì mostrare la sua volontà di continuare il cammino intrapreso di mostrare il suo deciso rifiuto di ritornare in Egitto.
La proclamazione delle dieci parole
Le dieci parole però non sono pronunciate solo da YHWH, dall’inizio della seconda parte infatti non è più lui a parlare ma un altro che parla di lui alla terza persona, probabilmente è la voce di Mosè, entrambe le versioni concordano infatti sul fatto che ci sia un doppio locutore:
1. Nel racconto dell'esodo, la proclamazione delle dieci parole è introdotta in particolare da una strana frase doppia “e Mosè scese verso il popolo e disse loro. Ed Elohim pronunciò tutte queste parole dicendo”;
2. Nel racconto del deuteronomio allo stesso modo, le dieci parole sono introdotte da un’analoga frase ambigua “faccia a faccia, YHWH ha parlato con voi e io stavo fra YHWH e voi per riferirvi la sua parola”
Il ruolo di Mosè come mediatore
La presenza del mediatore, in questo caso incarnato dalla figura essenziale di Mosè, attesta che ci troviamo sicuramente in vista della libertà e della vita che questo stesso dio propone la sua alleanza ed enuncia le parole sulle quali intende basarla. Si potrebbe dunque riassumere che le dieci parole emanano da una voce inafferrabile, sono rivolta a un popolo che ha accettato la nuova nascita e l’intento è quello di permettere al popolo, e al lettore, di diventare alleati con Lui.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del desiderio di Dio nel contesto della liberazione di Israele?
- In che modo l'alleanza proposta da YHWH si collega alla libertà di Israele?
- Qual è il ruolo di Mosè nella proclamazione delle dieci parole?
- Come si presenta la comunicazione delle dieci parole nei racconti dell'Esodo e del Deuteronomio?
Il desiderio di Dio si manifesta attraverso la liberazione dei figli di Israele, evidenziando la sua volontà di dare vita al suo popolo, come dimostrato dalle sue azioni di fornire acqua, manna e quaglie (testo).
L'alleanza proposta da YHWH invita Israele a impegnare la libertà appena ricevuta in un legame con Dio, sottolineando che non si tratta di una nuova servitù, ma di un cammino verso la vita e la libertà (testo).
Mosè funge da mediatore tra YHWH e il popolo, attestando che le dieci parole sono pronunciate da una voce inafferrabile e sono destinate a un popolo che ha accettato la nuova nascita (testo).
Entrambi i racconti introducono le dieci parole con frasi che evidenziano un doppio locutore, con Mosè che parla al popolo a nome di YHWH, suggerendo una comunicazione diretta e mediata (testo).