Mongo95 di Mongo95
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Il Corano è la base, il fondamento del din, una conoscenza di esso è indispensabile per comprende l'Islam. Il Qur'an (radice trilittera q-r-', alcuni pensano di origine siriaca) intende due significati: il leggere; il recitare. Sotto a questo discorso è presente un teorema teologico: la radice q-r-' secondo la tradizione è la prima parola rivelata, così come la sura 96 è la prima rivelata. La prima parola della prima sura rivelata è appunto iqra', l'imperativo di q-r-', nel contesto dell'angelo Gabriele che compare a Muhammad e gli ordina appunto iqra', leggi/recita. Gran parte dei musulmani propendono per la prima versione. La tradizione vuole inoltre che l'Angelo appaia tre volte al Profeta e per tre volte gli chieda di leggere. E per tre volte Muhammad risponde: “non so legge/recitare”. Teologicamente, è problematico perchè la tradizione vuole che Muhammad fosse analfabeta, in quanto il Profeta è per definizione autore di miracoli, allora la lettura (di un testo perfetto contenutisticamente e formalmente perfetto) da parte di un analfabeta diviene fatto miracoloso, il Corano è il miracolo di Maometto (tra l’altro unico miracolo del Profeta Muhammad. Il Corano stesso afferma che Muhammad fosse un profeta ummi, che significherebbe proprio illitterato. L'orientalistica è di diversa opinione: si hanno traduzioni come "Profeta dei gentili (dei non arabi)", oppure "Profeta della gente comune")

Il Corano non narra mai di miracoli di Maometto, lo fa invece rispetto a Gesù. C'è soltano l'episodio del "miracolo dello spaccamento della Luna", in cui Muhammad ordina, con successo, alla Luna di spaccarsi. Questo fatto, per precisare, è narrato nel Corano come riferimento più che altro al Giorno del Giudizio, piuttosto che a fatti miracolosi del Profeta.
In ogni caso Corano è letteralmente “il Libro recitato”, scritto e pensato per essere recitato con ritmi musicali molto precisi. Bisogna precisare che il libro in senso fisico è il mushaf (s-h-f, il foglio), il Corano inteso come testo fisico, l'oggetto a disposizione del fedele. Il Qur’an invece è la sublimazione, trascendentalizzazione. Parlando di Qur'an si intende il contenuto della "tavola ben conservata", della "madre del libro", assumendo un aspetto quasi di idea platonica. Leggendo il testo, il mushaf chiama il Qur'an con molti nomi diversi, tra i quali:
a. kitab (“scrittura”),
b. furqan ("ciò che distingue, discrimina"): tale termine rimarca il compito dell’Islam di distinguere tra tenebre e luce, tra ignoranza e conoscenza, due diversi “ambienti” che sono prima e dopo la Rivelazione. È il Corano, il furqan che, fatto tanzil (cioè “disceso”) compie questa discriminante. Furqa viene talvolta tradotto come “salvazione”, che sarebbe il significato prevalente del termine in siriaco (mentre discriminante è arabo).
c. tanzil ("discesa")
d. aya: si tratta di un termine polisemico, normalmente indicante un versetto del testo coranico (pl. ayat), anche se propriamente significa “segno”. Da ciò si deduce che i versetti del Corano sono segni di Dio e usando questo termine non intendiamo dire semplicemente “l’essere versetto”, ma sostanzialmente l’essere “manifestazione di Dio”. Spesso nel mushaf si afferma che il cosmo, la natura, è aya di Dio, manifestazione della potenza divina. Si sottintende quindi che il Cosmo equivale al Corano. Si identificano l’uno con l’altro in quanto entrambi segni di Dio, aya al-lah.
Il Qur'an è la sostanza metafisica del libro. Questa pedanteria di significato e di nomenclatura ha implicazione ermeneutiche decisive: significati diversi indirizzano il testo su direzioni totalmente differenti. Riflettendo sul significato dei termini, si vedono quindi differenti aspetti della natura della Rivelazione: aspetto comunicativo (kitab) discrimine tra positivo e negativo (furqan), il senso cosmico (aya), sostanza metafisica (qur'an).

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