Concetti Chiave
- Gli gnostici si definiscono "salvi" grazie a una conoscenza diretta delle cose divine, escludendo coloro che non partecipano a tale conoscenza.
- L'incarnazione del Verbo è considerata dagli gnostici come apparente, rifiutando l'idea che la divinità abbia realmente sofferto.
- Il Cristo è visto come uno degli eoni che compongono il pleroma, la pienezza dell'esistenza spirituale, secondo la dottrina gnostica.
- Gli gnostici riconoscono un principio del male associato alla materia, derivante da una negazione del principio originario, descritto come un "nulla".
- La mescolanza di bene e male avviene nel mondo, ma non possono mai fondersi; lo spirito rimane immune dalle azioni della materia.
Gnosis significa "conoscenza", e gli gnostici son così chiamati perché ostentano una diretta conoscenza delle cose divine, in forza della quale ritengono se medesimi "salvi", e inevitabilmente "perduti" colore che di tale conoscenza non partecipano. Essi accettano, quindi, la concezione "soteriologica" cristiana, ma le danno un fondamento affatto diverso, in cui non è difficile scorgere il rifiuto di tutto ciò che il cristianesimo aveva portato. L'incarnazione del Verbo perde ogni importanza, anzi, è spesso interpretata come solo apparente, con dottrina che, dal greco dokéom ("apparire") vien detta docetismo. Gli gnostici non possono ammettere, infatti, che la divinità abbia realmente sofferto, e quindi pensano che solo un'apparenza di Gesù sia stata crocefissa.
Il Cristo e il pleroma
Il Cristo è considerato come uno tra gli eoni (o entità "eterne") che emanano dalla divinità in serie digradanti e complesse, formando tutti insieme il pleroma, cioè la pienezza dell'esistenza spirituale (ove si colloca anche il "mondo intelligibile" di Platone). Il processo di emanazione (caratteristico di religioni orientali) è descritto in forme diverse, ma sempre molto minute, dai vari autori che, tuttavia, non solo non giustificano donde traggano notizie così precise sulla divinità (la loro scienza era infusa), ma - cio' che è peggio - quasi mai sembrano offrire con queste loro costruzioni un effettivo contenuto di pensiero. Per contro la dogmatica cristiana, pur nel presentare misteri rivelati, offre alla meditazione concetti tutt'altro che arbitrari o insignificanti.
Qual è il principio del bene e del male?
Al principio del bene, così descritto, gli gnostici contrappongono un principio del male, generalmente collocato nella materia: perché, di fronte alla lotta tra bene e male che si sviluppa nel mondo, non possono ammettere un principio solo. La materia stessa, che per taluni è originaria, per altri discende dal medesimo principio primo da cui emana anche il pleroma: ma, mentre quest'ultimo si forma per semplice diminuzione e attenuazione, il principio del male nasce per una sorta di inversione o negazione. Il principio originario, posto al di là di ogni pensabilità determinata, è detto da Basilide un "nulla": un abisso insondabile da cui emerge la matrice del bene e (per una caduta inesplicabile) quella del male.
La mescolanza di bene e male
Ciò che viene dai due opposti principi, del bene e del male, può bensì mescolarsi nel mondo, ma fondersi mai.
Ad esempio, nell'uomo vi è un contatto estrinseco tra materia e spirito, attraverso l'anima: ma lo spirito non è punto affetto da ciò che fa la materia, e viceversa. Perciò gli uomini spirituali (o "pneumatici") possono commettere gli atti più turpi senza contaminarsi, mentre per gli uomini materiali (o "ilici") non c'è penitenza che possa riscattarli.
Frammezzo, Valentino colloca gli uomini "psichici", come quei cristiani che pretendo di stabilire, attraverso l'anima, un contatto tra spirito e materia.
In questi concetti traspare il tentativo di afferrare, attraverso una sorta di platonismo (contrapposizione tra intelligibile e sensibile, insufficientemente collegati dall'anima) l'antitesi paolina tra la "carne" e lo "spirito", tra le "opere" e la "fede". Ma il platonismo è inteso male, perché del buono e del cattivo si fanno due distinte realtà; e di San Paolo non c'è che una caricatura. Il cristianesimo, che è una dottrina del riscatto e della mediazione, è sostanzialmente negato.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del termine "Gnosis" e come si relaziona con gli gnostici?
- Come viene interpretata l'incarnazione del Verbo dagli gnostici?
- Qual è la concezione gnostica del Cristo e del pleroma?
- Come si differenziano il principio del bene e il principio del male nella visione gnostica?
- Qual è la posizione degli gnostici riguardo alla mescolanza di bene e male nell'uomo?
"Gnosis" significa "conoscenza" e gli gnostici si considerano "salvi" grazie a una diretta conoscenza delle cose divine, ritenendo "perduti" coloro che non partecipano a tale conoscenza.
Gli gnostici attribuiscono poca importanza all'incarnazione del Verbo, spesso interpretandola come solo apparente, in una dottrina nota come docetismo, poiché non possono ammettere che la divinità abbia realmente sofferto.
Il Cristo è visto come uno degli eoni che emanano dalla divinità, formando il pleroma, ovvero la pienezza dell'esistenza spirituale, ma gli autori gnostici non giustificano le loro affermazioni sulla divinità.
Gli gnostici contrappongono un principio del male, generalmente associato alla materia, a un principio del bene, ritenendo che la materia possa discendere dal principio primo, ma con una negazione rispetto al bene.
Gli gnostici affermano che, sebbene bene e male possano mescolarsi nel mondo, non possono mai fondersi; lo spirito rimane immune dalle azioni della materia, creando una distinzione tra uomini spirituali e materiali.