Mongo95 di Mongo95
Ominide 5139 punti

Il Corano sembra affermare che esiste archetipicamente una matrice, una tavola, dove esso è contenuto, e ciò risiederebbe presso Dio stesso.
Tale concezione porta a dei problemi esegetici: se il Corano è parola diretta di Dio, dovrebbe essere accettato nella sua letteralità. L’uomo, semplice creatura mortale, non può arrogarsi il diritto di discutere le prescrizioni divine. Se le prescrizioni legali del Corano, invece, debbono essere valutate nel contesto dell’epoca in cui furono rivelate e della cultura a cui furono rivelate, non c’è dubbio che si presenta una dialettica tra letteralità e spirito. Si pone quindi il problema dell’ermeneutica, di come si debba privilegiare il simbolo rispetto all’evidenza, il significato rispetto al senso. E ancora: chi e come ha la funzione di praticare e impostare questa ermeneutica?
Il problema teologico è se il Corano è eterno o creato. Se esiste tale tavola accanto a Dio, essa esisteva prima di Egli, insieme ad Egli, è stata creata da Egli o che cosa? È coeterna a Dio, quindi il Corano è eterno? La ha creata Dio, quindi il Corano è creato? Il Corano è parola di Dio, che è il suo autore. Dio è eterno, ed essendolo ha attributi eterni, tra i quali la Parola, è Eloquente. Di conseguenza il Corano è eterno o meno? Da questo quesito si sviluppando due correnti teologiche (tra IX e X secolo).:

1. i mu’taziliti: l'attributo è eterno, allora il Corano è eterno come Dio, e di conseguenza esistono due divinità. Come sie è già detto, Dio ha vari attributi, ma allora, applicando sempre lo stesso ragionamento, se Dio è eterno allora sono eterni anche i suoi attributi, quindi sono divinità a loro volta. Avviene così un’ipostatizzazione dell’attributo (essenza in varie ipostasi), così come avviene per le diverse personalità della Trinità. Dio però è unico e non può essere moltiplicato (concetto fondamentale del tawhid), allora il Corano DEVE essere creato. In caso contrario sarebbe a sua volta un altro Dio e si cadrebbe nel problema della pluralità. Invece, Dio è potente per una potenza che coincide con la sua essenza, è vivo con una vita che coincide con la sua essenza, etc. Il Corano, che è proferito, è evidentemente esterno a Dio, non potendo accettare la pluralizzazione del tawhid.
2. gli ash’ariti: si ribatte su due livelli:
a. logico/teorico: se il Corano fosse creato, non sarebbe più attributo di Dio, perché Egli è eterno e i suoi attributi non possono che essere eterni a loro volta. Ipotizzando che sia vero il caso contrario, significherebbe che Dio, nella sua eternità, in origine non è stato Eloquente (in quanto un Corano creato non è attributo eterno divino)? Ciò non può essere possibile, allora il Corano deve esistere da sempre.
b. testuale: il Corano stesso conferma la propria eternità con i concetti di umm al-kitab e nel lawh mahfuz. Confutare queste due affermazioni implicherebbe negare la parola di Dio e affermare la sua imperfezione.
Essenzialmente la diatriba si riduce al fatto che l'attributo coincide con l'essenza di DIo (mu'), e quindi non c'è rischio di pluralità. Gli ash'ariti stessi notano questa problematica nella loro scissione tra essenza di Dio e attributi. Allora affermano che l'attributo fa parte dell'essenza di Dio, si riferisce ad essa, tramite il bila kayf: gli attributi si rapportano all'essenza di Dio, ma noi non sappiamo come. Problema teoretico risolto con un marchingegno linguistico.
Il problema grosso che sta dietro a questo discorso teologico è che se per esempio il Corano fosse creato, sarebbe manipolabile, interpretabile. Viene ontologicamente depotenziato, lasciando molto più spazio all'ermeneutica. Se invece è eterno bisogna accettarlo così come è, senza metterlo in discussione, anche nelle sue parti più controverse. Non a caso la maggior parte dei pensatori progressisti contemporanei sono tutti neo-mu'taziliti, nonostante nella teologia standard ha vinto l'ideologia ash'arita.
In ogni caso, la Scrittura ha ruolo centrale, il dovere di ogni credente di continuare a leggerla e recitarla consente un rapporto immediato tra Dio e le creature, un contatto diretto non mediato dal filtro dell’interpretazione ecclesiastica.
Il Corano poi ha un forte senso del proprio autoriconoscimento. Il Corano parla di sé stesso, si autodefinisce, specifica il proprio contenuto.
Da ricordare il concetto della naskh: le sure più recenti aboliscono l'eventuale conflittualità di prescrizioni con sure precedenti (in termini cronologici).

Hai bisogno di aiuto in Religione?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove