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Convivenza tra etnie

Chi visita la città di Roma può avere l’occasione di vedere sia la basilica di San Pietro, tempio della cristianità cattolica, sia la più grande moschea d’Europa. La presenza a Roma di questi due edifici di culto è emblematica di quello che accadeva oggi nel mondo occidentale: nelle metropoli odierne è infatti possibile incontrare persone che professano religioni e appartengono a culture ed etnie diverse. Tale convivenza pacifica è possibile solo grazie alla reciproca tolleranza. La tolleranza consiste nel riconoscere la legittimità delle idee, dei comportamenti, della religione altrui (in quest’ultimo caso si parla di tolleranza religiosa). Il principio di tolleranza, da un ato, risponde al dovere di rispettare di ciascuno le convinzioni di ciascuno, dall’altro, impone di valutare se tutte le scelte di vita siano accettabili o se alcune debbano essere vietate in quanto condurrebbe alla fine della convivenza pacifica. Secondo una prospettiva classica ( formulata dal filosofo inglese John Locke nel XVII secolo), dal beneficio della tolleranza vanno esclusi coloro che non sono tolleranti.

Il grado di tolleranza raggiunto nei diversi luoghi del mondo è legato alla storia di ogni paese: gli Stati Uniti sono cresciuti tramite l’afflusso di persone di etnia, cultura, religione diverse e perciò la varietà culturale e religiosa è sempre stata una loro costante. Altri paesi con una identità meno “variegata”, come per esempio l’Italia e la Francia ( a larga maggioranza cattolica), si sono trovati meno preparati a fare i conti con ondate migratorie di cittadini che appartengono a confessioni religiose diverse dalla propria. Il problema della tolleranza necessita dunque di soluzioni differenziate, da sperimentare di volta in volta.
La pratica della tolleranza religiosa è molto antica. L’Impero romano ne rappresenta un forte esempio: in esso erano molto diversi da quelli tradizionali, i quali venivano repressi solo nel caso in cui – come avvenne contro i cristiani – fossero considerati pericolosi ( a ragione o a torto) per lo Stato. Nell'Europa dell’Alto Medioevo si verificarono invece numerosi casi di intolleranza religiosa (che si legavano anche a contrasti politici), per esempio tra ariani e cattolici e tra cattolici ed ebrei. Riguardo a quest’ultimo caso, è opportuno osservare che vi furono aree in cui si manifestarono episodi di antisemitismo (come in Spagna sotto la dominazione visigota) e altre dove fu possibile una coesistenza pacifica (come in Francia all’epoca dei Carolingi).
Nei paesi conquistati dai musulmani l’atteggiamento generalmente fu improntato alla tolleranza poiché il Corano vieta di forzare alla conversione. Non pochi tra i governanti musulmani, tuttavia,, esercitavano pressi più o meno forti sui sudditi cristiani perché si convertissero. In ogni caso, l’ebraismo e il cristianesimo, ossia le religioni del Libro, furono di norma ben tollerate, benché l’adesione a esse comportasse delle restrizioni sul piano civile e il pagamento di una tassa supplementare. I cristiani di Sicilia e di Spagna, per esempio, vennero trattati dagli Arabi con tolleranza, in un clima di curiosità intellettuale. Le divergenze religiose non impedirono gli scambi culturali, sia all’interno dei paesi europei sottoposti all'islam sia altrove; neppure gli scambi economici furono del tutto impediti da queste differenze, ma mercanti europei circolavano nei paesi islamici del Nord Africa e del Vicino Oriente, mentre mercanti musulmani facevano la loro comparsa in Europa.

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