Mongo95 di Mongo95
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Sia sciiti che sunniti accettando la Sunna di Muhammad, che si basa sugli ahadith.
Essi erano tramandati prima di tutto oralmente, finchè si giunge ad una situazione in cui ci sono in circolazione più di un milione di essi, reciprocamente contraddittori, molti falsi. I musulmani stessi se ne rendono conto, quindi nel IX secolo una serie di personaggi dedica la propria vita alla raccolta e alla selezione degli hadith. Al termine di questo processo emergono sei raccolte canoniche, tra cui le più importanti sono quelli di Muslim e Bukhari, le Sahih (“autentico”). Contengono circa 8000 ahadith ciascuna. L’aspetto singolare è il criterio utilizzato per la selezione: un hadith è considerato sano prima di tutto secondo criterio di contradditorietà/logica interna. Fondamentalmente però ci si basava sull’affidabilità delle fonti.
Un hadith infatti si compone di due parti: testo (matn) e catena dei trasmettitori (isnad, che risale fino al Profeta stesso). La mentalità tipica è di verificare la catena, se i trasmettitori sono affidabili o meno, anche in base a criteri di moralità. Nasce quindi la “scienza degli uomini”, che studia le biografie dei singoli trasmettitori.

I tradizionalisti vanno così a stabilire vari livelli di affidabilità di un hadith:
a. Sano (sahih): indubitabile, assolutamente vero al di là di ogni possibile dubbio e dunque dotato di valore normativo
b. Buono (hasan): credibile e accettabile, ma lo si ammette, ma con cautela
c. Debole (da’if): passibile di forti critiche di legittimità e di credibilità
Oppure del tutto falso. Maggiore la “sanità” di un hadith, maggiore è il suo valore normativo, minore lo spazio a disposizione dell’opinione dell’alim.
Da un punto di vista giuridico, l’hadith sano e il testo Corano esplicito non possono essere contestati, il giurista non ha voce in capitolo. Dove invece il Corano non è chiaro, l’hadith inizia a essere debole, allora il ragionamento del giurista è lecito, con espressione di un’opinione personale.

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