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Umberto Saba - A mia moglie


La poesia è fra le più famose di Saba. Pubblicata nel 1910, più tardi entrò a far parte del Canzoniere
Appena conosciuta, la poesia suscitò molta ilarità perché apparse inconsueto e molto strano che un uomo scrivesse una poesia in cui paragonava la moglie a tutti gli animali del creato.
La poesia si compone di sei strofe, composte da un numero di versi variabili, con prevalenza di settenari.

Nella prima strofa, la moglie è paragonata ad una bianca e giovane gallinella. L?immagine ci presenta l’animale da cortile con le piume arruffate dal vento, mentre sta raspando nella terra, china il collo per bere o cammina sull’erba con un andamento regale. Come tutte le femmine degli animali il poeta trova che sia migliore del maschio e per questo ha l’abitudine di incedere in modo pettoruto e superbo. Gli animali sono qualificati come “sereni” per la semplicità della loro vita e perché non sono obbligati a rispettare le convenzioni sociali. La moglie Lina non è simile a nessun’altra donna; semmai è simile a questi animali sereni. Nei vv. 23-24 si nota un’affettuosa ironia nell’accostamento dei vocaboli; infatti nessuno a mai parlato di musica dei pollai.

La seconda strofa ruota intorno al paragone con una giovenca il cui corpo non è ancora appesantita dalla gravidanza. Nella terza, troviamo il paragone con una cagna, caratterizzata dagli occhi dolci ma da un cuore feroce perché disposta a tutto pur di difendere il suo bene e molto affettuosa nei confronti del padrone. Questi due raffronti Lina/giovenca e Lina/cagna) ad una prima lettura, sembrano piuttosto imbarazzanti perché nel linguaggio comune i due animali sono citati in modo dispregiativo per indicare comportamenti sessuali riprovevoli dal punto di vista morale. Tuttavia, il poeta rovescia il significato del termine poiché della giovenca coglie il verso, la festosità, l’affetto verso il padrone quando le accarezza il collo e il verso lamentoso tale da indurre chi la ode a porgerle un ciuffo d’erba appena strappato. Il poeta si comporta nello stesso modo nei confronti di Lina: quando la donna è triste, egli è pronto a donarle qualcosa. Della cagnetta sottolinea l’affettuosità, la docilità e l’abitudine di stendersi sui piedi del padrone. Addirittura, l’animale è paragonato ad essere santificato per il fatto che di un amore che qualcosa di spirituale. Nella quarta strofa troviamo il paragone con il coniglio, di cui il poeta coglie il comportamento dimesso e la cura amorevole nel preparare il nido dove partorirà. Quando essa è priva di cibo non protesta e se ne sta rannicchiata nel suo cantucci e quando è prossima a partorire, inizia a strapparsi il pelo di dosso per rendere più caldo e confortevole il nido dei cuccioli. E’ il simbolo della dedizione e dell’amore materno senza alcun limite. La successiva strofa, quella più breve, presenta l’immagine della rondine di cui Lina ha il nodo di muoversi lieve ed elegante. Come la rondine, quando ritorna annuncia la primavera, così la donna ha la capacità di infondere coraggio al poeta ogni volta che egli si sente triste, facendogli così intravedere una nuova primavera. Nell’ultima strofa, la donna è paragonata alla formica e all’ape per la loro laboriosità.

Occorre sottolineare che l’aspetto più innovativo di tutte queste similitudini è che gli animali sono valorizzati proprio perché sono animali, con delle qualità che il poeta intravede nella moglie: la docilità, l’affetto, la maternità e la laboriosità. Una caratteristica presente nella poesia, ma ricorrente spesso anche nelle altre, è lo stretto intreccio esistente fra lessico quotidiano e lessico letterario. Alcuni termini come pollastra, pollai, crusca, radicchi, ecc. si trovano molto raramente nei componimenti poetici. Eppure Saba li adopera come volesse ricordare che anche dei termini usuali possono diventare poesia e racchiudere un significato più ricco e profondo. Accanto a questi, troviamo, però, anche termini più ricercati come incede, assonna, quereli, ferocia, indomabile, provvida. Anche la sintassi è semplice, anche se presenta alcuni aspetti di rottura rispetto al codice comune, come il ricorso all’ inversione cioè al ribaltamento dell’ordine normale delle parole come: il collo china oppure in terra raspa
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