Giorgjo di Giorgjo
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Canzoniere

Una capra

Nella poesia “Una capra”, che fa parte della sezione “Casa e campagna”, la capra viene assimilata al dolore universale degli Ebrei. Quel dolore, fraterno ed intenso, si lega all’universo. Nel suo messaggio si dimostra un uomo che vuole accettare la vita per quella che è. Ho parlato a una capra/era sola sul prato, era legata./Sazia d’erba, bagnata dalla pioggia, belava./ Quell’uguale belato era fraterno al mio dolore/ e io risposi, prima per celia, poi perché il dolore è eterno/ ha una voce e non varia. / Questa voce sentiva gemere in una capra solitaria/ In una capra dal viso semita/ sentiva querelarsi ogni altro male, ogni altra vita.

A mia moglie

All’interno dell’opera di Saba, lirica del 1911, è presente il ritratto di Caroline Woolf, cioè la moglie Lina. Emerge una figura femminile viva, bianca e giovane. Viene descritta sicura, elegante, leggera nelle sue movenze. Questa donna riesce anche a sconfinare talvolta nella malinconia. In certi momenti è indifesa, ma subito dopo diventa combattiva ed aggressiva; viene paragonata al mondo animale. Viene descritta saggia, previdente. Gli animali elencati sono tutti di sesso femminile, migliore di quello maschile. La cagna ha due caratteristiche: momenti di estrema tenerezza, e momenti di gelosia possessiva. La formica, matura e previdente, descrive al meglio la moglie. La donna, l’unica a potere generare qualcuno, è quindi accomunata a Dio. La voce lirica è quella del poeta: Saba offre il beneficio del dubbio e afferma con tristezza che il tempo scorre. “A mia moglie” è una poesia infantile, quasi come se fosse scritta da un bambino. I versi sono liberi e la poesia è divisa in sei strofe di diversa lunghezza; il linguaggio è fluido e ci sono diversi troncamenti. Non ci sono rime, ma solo assonanze. La parte finale della poesia induce a riflettere sulla somiglianza della moglie e della madre: Lina è la donna in cui si incarnano il dolore e la sofferenza della propria madre dovute all’abbandono del figlio da parte del padre. Saba sente questo peso dell’allontanamento dal padre: ciò ha fatto sì che scegliesse una donna con lo stesso vigore della madre.

Trieste

Trieste è vissuta da Saba nella sua varietà; nelle zone affollate ed in quelle deserte. Il poeta getta lo sguardo sui posti più umili poiché possono diventare luoghi dell’anima. Trieste non è una città con cui avere un rapporto anagrafico, ma è per Saba una città da vivere. La città simboleggia qualcosa di autonomo e ha le forme di un ragazzaccio aspro e vorace. Trieste è la prima poesia ad essere dedicata alla città di Trieste amandola in quanto tale. In Trieste e nella moglie Saba vuole recuperare il dolore e la pace del tempo natio: vuole recuperare il piccolo Berto.

Città Vecchia

Abbiamo la descrizione dell’umanità di Trieste: Saba si sente a suo agio, ritrova in essa la presenza del signore. Immergendosi in questa umanità Saba riscopre la presenza di Dio e si sente un uomo comune. Trieste è un luogo di incontri multirazziali ed è anche emblema di bellezza ed amore.

Ulisse

In questa poesia abbiamo la riproposizione del mito di Ulisse, spirito forte ed indomabile della giovinezza. Saba introduce il concetto di Odissea dell’anima, dove il mare e gli altri elementi hanno un valore simbolico. Il mare diventa il regno di Ulisse, ma psicologicamente richiama la libertà. Le coste d’Almata sono il punto di convergenza delle sensazioni interiori. La lirica è una coraggiosa accettazione della vita che ha i suoi punti fermi ma è soprattutto ricerca incessante della navigazione verso l’ignoto. Saba come Ulisse è approdato nella sua Italia, cioè ha trovato sé stesso.

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