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Foscolo - A Zacinto


Il contesto, sebbene molto importante e presente, emerge ancora di più nelle lettere.
Ad ogni modo, Foscolo ha un grande coinvolgimento in politica, si impegna molto in otium e negotium, e sebbene all’inizio avesse riposto grandi speranze in Napoleone Bonaparte, venne fortemente deluso dal Trattato di Campoformio con cui Venezia veniva ceduta all’Austria in quanto lo considerò una cessione dei propri territori ai nemici.
Oggi è un pensiero unanime, tuttavia all’epoca chi appoggiava Napoleone non considerava il trattato un male.
In alcune opere Foscolo riproporrà una concezione della natura abbastanza meccanicistica come quella incontrata nel De Rerum Natura di Lucrezio all’interno del quale veniva spiegata la dottrina della disgregazione e aggregazione degli atomi.
Non è l’unico riferimento alla classicità: il sonetto “In morte del fratello Giovanni” riprenderà molto il carme 101 di Catullo.
Gli elementi comuni con la tradizione sono la struttura standard del sonetto di Jacopo da Lentini, autore della scuola Siciliana del 1200 sotto Federico II di Svevia, formato da due terzine e due quartine.
“A Zacinto” rappresenta la fusione delle due tematiche principali di Foscolo, l’amore, che qui si concretizza come attaccamento alla patria, e la celebrazione della stessa come terra natia, come Parini, che avviene paragonandola a Venere. Il fatto che Venere sia nata nelle acque su cui si affaccia Zante rende, secondo il poeta, le sue terre feconde: questo discorso viene ripreso da Lucrezio che associava la dea alla prosperità, alla natura positiva, considerandola progenitrice. L’essere feconda di quest’isola e la positività vengono conferite dall’elemento del sorriso, inteso anche in chiave metaforica per rendere il suo arrivo. Il termine “sacre”, riferito alle sponde, ha vari significati: queste possono essere qualificate in tal modo poiché appartengono alla sua terra natia, sono bagnate dal mar greco, che simboleggia cultura, e perché in quel mare è nata Venere, dea dell’amore e della bellezza. Foscolo parla in prima persona e manifesta la sua consapevolezza di non poter tornare; la negazione enfatica iniziale simboleggia qualcosa che non potrà raggiungere mai più, e infati già dal secondo verso emergono una gran malinconia e rassegnazione.
Zante, italianizzata Zacinto, è un’isola idealizzata, importante perché paragonata e associata per la bellezza a Venere e perché nel parlare di lei Foscolo ripropone immagini tratte dalla mitologia greca e l’esempio di Ulisse. Il termine “limpide nubi” rappresenta un ossimoro, al verso 8 si trova un richiamo esplicito a Omero per l’Odissea, infatti questi ha cantato di quelle acque perché il mar Greco è protagonista della sua opera, dunque lo ha reso importante. Tra i versi 8 e 9 si trova un iperbato, “acque fatali”, che rappresenta un verso formulare che ricorre spesso nei testi di Omero.
Dietro la figura di Ulisse si nasconde una nota autobiografica, e tra i versi 9 e 11 vi sono significati densissimi: a livello letterale Ulisse baciò la petrosa Itaca bello di fama e di sventura. “Diverso esilio” è un’espressione chiave, perché mentre Ulisse tornava a casa, Foscolo doveva andarsene: è un parallelismo, Ulisse parte lasciando la sua patria ma è potuto tornare, Foscolo non riapproderà mai più nella sua terra.
Foscolo infatti, come Ulisse, aveva compiuto numerosi viaggi, in quanto a causa di una sorta di esilio per motivazioni politiche era stato costretto a recarsi a Venezia; tuttavia, a differenza di Ulisse, non può tornare in patria ed essere accolto dai suoi concittadini (come era successo a lui una volta a Itaca) ma la sua salma sarà illacrimata, e morirà lontano dai suoi cari.
L’innovazione sta nel riproporre il suo vissuto attraverso uno schema classico: l’autobiografia è una grande novità perché, sebbene fosse presente in epoca Illuminista per fornire un exemplum, non era mai stata proposta sottoforma di poesia.
Foscolo, infatti, esterna la sua consapevolezza di non poter tornare e che pur avendo vagato non avrà nessuno che lo piangerà, accomunando la sua situazione a quella di tutti coloro che sono stati condannati, per un qualsiasi motivo, all’allontanamento, attraverso un plurale maiestatis.
La terzina conclusiva determina una struttura ad anello, tipica dei poemi greci, perché il sonetto si apre con la consapevolezza di non poter tornare a Zante e si chiude con lo stesso tema. Rappresenta una sentenza in cui Foscolo trae le somme: dice a Zante che a lei non resterà nulla se non il suo canto, utilizzando una sineddoche per dire “poesia”, i cui versi saranno eterni.

Un concetto fondamentale per l’autore è quello della sepoltura delle salme: si concentrò nella teorizzazione di dove questa azione dovesse essere fatta, se nella propria terra natia o in una straniera, quella in cui si muore, in maniera ancora più approfondita dopo un viaggio in Inghilterra che gli ha permesso di conoscere le usanze del territorio e dopo al suo esilio, arrivando alla conclusione che sia importante che la tomba sia dove si è nati per essere compianti. Infatti, considera una sepoltura degna solo se bagnata dalle lacrime dei propri cari.

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