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Le Grazie, Foscolo Ugo


“Le Grazie” è un’opera di Foscolo in cui si vede bene la sua anima neoclassica. Opera totalmente in sintonia con i principi neoclassici. Rimase incompiuta. Si dedicò a lungo a partire dal 1812. L’opera si lega alla figura di Canova. Egli fu un grande autore, tra i massimi scultori italiani. Le sue opere ispirarono Foscolo, il quale in un periodo felice e relativamente tranquillo della sua vita, mentre si trovava a Firenze, decise di scrivere questo poemetto, un elogio alle tre dee, le Grazie appunto, un inno di lode alla bellezza, virtù di queste dee. Il primo inno è dedicato a Venere, dea della bellezza; il secondo a Vesta, dea dell’ingegno e del fuoco inteso come luce che ingegna la mente, fuoco dell’istituzione poetica, dell’illuminazione mentale; il terzo a Pallade, dea dell’ingegno inteso come virtù, sapienza, saggezza, capacità di trascorrere la vita con sapienza e saggezza. Queste dee furono oggetto di ispirazione anche per Canova, che iniziò anche lui nel 1812 a scolpirle. Con questi inni Foscolo mostra totalmente il suo animo neoclassico. Emerge l’importanza della bellezza e dell’armonia delle opere d’arte, portano serenità all’animo, ponendolo in una posizione positiva nei confronti del mondo. Foscolo sa che sono tutte illusioni, ma per un momento l’uomo può essere felice e tranquillo mentre guarda queste opere d’arte. Oppone come antidoto a quel periodo la bellezza della classicità, delle opere classiche. Quel periodo difficile viene affievolito dalla serenità data da queste opere. Anche Canova ritrova in queste opere classiche le stesse caratteristiche, è neoclassico anche lui. Le opere classiche sono in grado di rasserenare l’animo di chi le osserva, animo che si trova afflitto in un periodo pieno di tribolazioni. Foscolo dava grande importanza all’osservazione delle opere d’arte classiche.
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