Ugo Foscolo

Da Foscolo in poi riprende la grande letteratura italiana. Foscolo è il primo grande critico della letteratura italiana, ha scritto un carme (=poesia), due odi e dodici sonetti. Nasce a Zante, a quel tempo Zacinto, nel Mar Ionio, cioè sotto la repubblica di Venezia. Il padre era veneziano, mentre la madre greca e lui studiò greco e latino. Si trasferirà in seguito a Venezia ed inizierà a frequentare il salotto di Isabella Teotochi, dona di molta cultura. Gli fa conoscere Ippolito Pindemonte, che scrisse “I Cimiteri”, che ispirerà Foscolo. Egli sostiene libertà ed uguaglianza, infatti adorava la Rivoluzione Francese ed entrerà in conflitto con il governo conservatore di Venezia. Foscolo sosterrà Napoleone, poiché egli è l'unica possibilità per gli italiani di ottenere l'indipendenza. Scriverà anche un'ode per lui intitolata “A Bonaparte liberatore”, ma con il trattato di Campoformio tra Francia ed Austria, cederà Venezia all'Austria nel 1797. La discesa di Napoleone in Italia ha rivelato le sue vere intenzioni politiche; Foscolo è deluso da questo e abbandonerà la Repubblica di Venezia. Napoleone infatti ha tradito i patrioti italiani. Nel 1801 durante un soggiorno a Firenze si innamora di Isabella Roncioni, la quale sarà ispiratrice del romanzo epistolare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”. Foscolo ha pure militato nell'esercito napoleonico; nel 1804 (Napoleone è imperatore) combatte al fianco Napoleone contro l'Inghilterra e vince sulle varie coalizioni europee dominando l'Europa. Dopo un breve soggiorno a Parigi, dove conoscerà Manzoni, comporrà il carme “Dei Sepolcri”. In seguito sarà caratterizzato da uno spirito ribelle anti-napoleonico. Nel 1813 Napoleone venne sconfitto a Lipsia dalle potenze europee, quindi il regno francese d'Italia cade, così che il paese si divide tra nord con gli Asburgo e sud con i Borboni. Foscolo però non accetta di vivere sotto il comando di altri, perché ha ideali liberatori e patriottici. Inseguito va a Londra dove morirà nel 1827 e solo molti anni dopo verrà riportato in Italia nella chiesa di S. Croce a Firenze.

La nuova condizione dell'intellettuale in Italia

La nuova condizione aristocratica e la condizione benestante garantivano ad Alfieri il lusso di rifiutare ogni rapporto con il pubblico fino a stampare a proprie spese le tragedie, era sfavorevole al mecenatismo. Foscolo invece deve fare i conti con la necessità di vivere del proprio lavoro, quindi deve avere la concezione di scrittura come condizione professionale.

Il pensiero foscoliano e la funzione della poesia

Secondo il materialismo meccanicistico il mondo è regolato dalla legge della trasformazione della materia e questo concetto viene ripreso da Foscolo, il quale si fa influenzare dal pensiero di Vico: il processo di trasformazione del mondo avviene secondo un piano provvidenziale volto al progresso. C'è quindi un'evoluzione tra ferinità alla civiltà, da ciò si nota l'importanza dello studio della storia e del culto dei grandi uomini del passato, che sono in grado di incitare gli animi alle imprese eroiche. Per tale motivo possiamo dire che Foscolo fosse un idealista, perché le glorie del passato possono essere rese eterne dalla poesia, cioè si parla della funzione eternatrice della poesia; inoltre la poesia ha una funzione consolatrice, perché mitiga gli obbrobri del tempo presente, sollevando l'uomo a una sfera ideale. Gli obbrobri rappresentano la delusione napoleonica. L'illusione per Foscolo riguardano i morti che assumeranno valore solo se verranno ricordati per l'eternità, grazie alla poesia e al culto della tomba. Nei Sepolcri dice “Vince di mille secoli il silenzio”, il soggetto della frase è la poesia. Perciò per Foscolo sarà importante il culto della tomba, così i morti assumeranno valore. Questo poeta è molto legato al cimitero inglese.

A Zacintio

Questo sonetto è del 1802-1803.
Il tema è tipicamente foscoliano,ossia quello dell'esilio, cioè la morte senza amori e senza affetti.
Zacinto si specchia in quello stesso mare dal quale nacque la dea Venere, che illuminò le isole greche con il suo sorriso inducendo Omero a cantarne la bellezza e raccontare il viaggio di Ulisse, che infine riuscì a tornare nell'amata isola di Itaca. Diversamente da lui il poeta sa che il ritorno a Zacinto sarà impossibile dato che sarà sepolto inizialmente a Londra cosicché la sua isola natale potrà rivolgere la sua poesia.

La morte del fratello Giovanni

Questo sonetto si ispira ad un carme di Catullo, autore latino, il cui titolo è “trasportato attraverso molte genti e molti mari”.
Il sonetto di Foscolo è del 1803. il fratello era morto nel 1801 per un debito di gioco ed egli cosi lo ricorda. In questo sonetto si crea una sorta di triangolo tra Foscolo, il fratello e la madre. Inoltre la morte e la tomba rappresentano la quiete → ritorno al conforto.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Il motivo di ispirazione è la delusione di Campoformio (o Campoformido cit. ahahah) nel 1797.
E’ un romanzo epistolare ispirato al “Werther” di Goethe. In totale ci sono 62 lettere indirizzato da Jacopo all'amico Lorenzo Alderani. La versione definitiva è del 1817.
Questo Jacopo ha avuto una grossa delusione d'amore e si ritira sui Colli Euganei. Qui si innamora di Teresa. Purtroppo Teresa è già promessa ad un nobile. Jacopo abbandona quel posto e va a studiare a Padova, pero è deluso dall'università e a quel punto torna sui Colli Euganei sperando nell'amore di Teresa. Infatti quando il promesso sposo di Tersa è assente Jacopo coglie l'occasione e bacia Teresa. Il promesso marito ritorna e Jacopo cosi scappa e fa un lungo viaggio per l'Italia. A quel punto, mentre si trova a Rimini, e vorrebbe tornare indietro per conquistare Teresa, scopre che si è già sposata. Egli così va a salutare la madre a Venezia, torna a vedere Teresa per l’ultima volta e infine si uccide. Infatti è emblematico ciò che succede alla fine: al suo cadavere dovrà essere affiancato un immagine di Teresa e quest’indicazione è stata data all’amico Lorenzo.
In questo romanzo osserviamo un taglio autobiografico e notiamo il modello eroico di Alfieri. Osserviamo inoltre una strozzatura della cultura illuministica, perché il pensiero sta diventando irrazionale e i principi di questo movimento entrano in crisi. I miti che noi osserviamo all’interno di quest’opera sono il mito della tomba e dell’esilio, in quanto la tomba è vista come un simbolo di liberazione. Foscolo non disponeva di una grande tradizione romanzesca a cui fare riferimento, perciò si ispirò a modelli lirici, quindi non somiglia per nulla ad un romanzo vero e proprio, come può esserlo “I Promessi Sposi” di Manzoni. Infatti manca l’intreccio e il senso dell’azione che saranno tipici del romanzo ottocentesco. Il romanzo italiano che trionferà con l’opera di Manzoni si ispirerà soprattutto al romanzo inglese.
Jacopo parla in prima persona ed è il narratore interno mentre Lorenzo Alderani parla in terza persona ed è un narratore esterno, chiamato anche onnisciente. In quest’opera la fabula coincide quasi sempre con l’intreccio, ad eccezione di alcune prolessi (anticipazioni) con cui Lorenzo anticipa al lettore il suicidio dell’amico.
Eventi come quelli del bacio a Teresa, che sono molto brevi a livello del tempo della storia, occupano un tempo del racconto più lungo, poiché sono significativi per Jacopo.

Dei Sepolcri – 1807

Il carme nacque in seguito alla discussione intrattenuta con Ippolito Pindemonte e Isabella Teotochi sulla validità dell’editto di Saint Cloud, il quale era entrato in vigore in Italia nel 1806, con il quale si vietavano tutte le sepolture all’interno delle chiese e si stabiliva che i cimiteri fossero posti fuori dalle mura delle città. Inoltre l’editto prevedeva che queste tombe fossero tutte uguali, perché nella morte tutti siamo uguali. Solo nel caso di uomini illustri, l’amministrazione pubblica poteva valutare se porre sul sepolcro un breve epitaffio. Inizialmente Foscolo era favorevole all’editto, al contrario di Pindemonte che in quel periodo stava scrivendo “I Cimiteri”. Successivamente però, capovolgendo le sue posizioni, scrisse il carme dedicandolo a Pindemonte.
NB. Nel carme la morte non è più considerata come il nulla eterno (vedi il sonetto alla sera), ma l’uomo sopravvive dopo la morte nella memoria e nel ricordo dei suoi cari e le sue nobili azioni diventano un patrimonio collettivo della nazione.
Editto di Saint Cloud: proibisce la sepoltura dei morti all’interno delle mura cittadine e questo è simbolo d’igiene, inoltre vieta tombe troppo suntuose e vieta di porre lapidi sui sepolcri, questo è simbolo di una democratizzazione.
Pindemonte ha criticato quest’editto ed è contrario alla morale cristiana. Foscolo, ispirato dal materialismo, ritiene che la morte sia la fine di tutte le cose e che la tomba non abbia alcuna importanza. Però, dopo il confronto con Pindemonte, pur rimanendo contrario alle posizioni cristiane dell’amico, Foscolo passa ad una rivalutazione dell’importanza del sepolcro per i vivi.
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