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Ugo Foscolo

Ugo Foscolo nacque a Zacinto, in Grecia, nel 1778. Egli giunge a Venezia nel 1793, dove rivelò sin da subito un ingegno precoce e l’interesse per i classici italiani, greci e latini. La passione per la rivoluzione francese lo spinse ad arruolarsi nell’esercito della repubblica cispadana a fianco delle truppe napoleoniche. Nel 1797 con il trattato di Campoformio Napoleone cedette Venezia all’austria, e questo deluse molto Foscolo: fu questo il principio di un atteggiamento ambivalente nei confronti di Napoleone, una sorta di amore-odio. Gli anni tra il 1797 e il 1803 furono i più travagliati per il poeta, a causa dei cambi di residenza e degli impegni militari. Sono gli anni delle prime opere come le Ultime lettere di Iacopo Ortis, All’amica risanata. Nel 1807, dopo essersi trasferito a Milano, compone il carme Dei sepolcri, che consolida la fama del poeta. Riceve quindi la nomina a professore di eloquenza all’Università di Pavia: questo incarico sembra segnare la fine della precarietà economica di Foscolo. Pochi mesi dopo, la cattedra venne però soppressa. Il rapporto tra Foscolo e il governo napoleonico non fu mai facile: nell’Ajace, tragedia del 1811, Foscolo introdusse nella figura di Agamennone alcune allusioni antinapoleoniche, e per questo fu costretto ad andare a Firenze nel 1812. Nel 1815 quando gli austriaci rientrarono a Milano dopo la definitiva sconfitta dell’esercito napoleonico, a Foscolo fu offerta un lucroso incarico come direttore di una rivista:egli sembrò accettare, ma alla vigilia del giuramento di fedeltà all’Austria decise di abbandonare l’Italia e dopo una breve permanenza in Svizzera si trasferì definitivamente in Inghilterra nel 1816. Foscolo volle vivere da gentiluomo affrontando spese superiori alle sue possibilità, e per questo fu costretto ad affrontare un enorme mole di lavoro negli anni successivi. Muore nel 1827, in miseria ed ammalato, ma assistito dalla figlia.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Le ultime lettere di Jacopo Ortis sono uno dei primi capolavori di Foscolo. Si tratta di un romanzo epistolare, formato dalla raccolta di lettere che l’inventato giovane veneziano Jacopo Ortis ha inviato all’amico Lorenzo Alderani nei messaggi che hanno preceduto il suicidio. Il tema dell’infelice amore per Teresa si lega alla delusione politica dovuta al fallimento degli ideali politici di libertà del giovane Ortis. Il romanzo si apre con la denuncia del tradimento di Napoleone nei confronti di Venezia, venduta agli austriaci per motivi diplomatici. Solo l’amore per Teresa sembra poter rasserenare l’anima di Ortis: il padre della ragazza vuole però che la figlia sposi Odoardo, uomo ricco ed intelligente, contando di salvare il proprio patrimonio dissestato. Napoleone e il padre di Teresa sono quindi i cosiddetti antagonisti dell’opera. Jacopo compie un viaggio attraverso l’Italia con lo scopo di trovare una ragione per cui vivere: cerca inoltre Parini ed Alfieri, che Foscolo ritiene i maestri della rinascita della letteratura italiana. Jacopo rinuncia ad incontrare Alfieri, ma l’incontro con Parini non fa che rafforzare il suo pessimismo.

Jacopo non è comunque l’unico personaggio in cui Foscolo si incarna: nel 1813 il poeta pubblica la traduzione del “Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l’Italia” di Laurence Sterne, usando lo pseudonimo di Didimo Chierico . Foscolo presenta sé stesso come un uomo maturo, in grado di sorridere dei vizi umani: disincantato, disilluso ed incapace di facili entusiasmi, è l’opposto dell’ingenuo e sentimentale Jacopo Ortis.
L’ortis non ha un linguaggio moderno, è caratterizzato da uno stile alto e da una complessa struttura formata da antitesi e simmetrie.
Foscolo contrariamente ad Ortis non si uccide perché è all’interno del regime napoleonico, perché non deve portare avanti gli ideali in cui aveva creduto; Jacopo è invece costretto ad uccidersi non per una visione nichilistica della vita, ma perché vuole affermare i suoi ideali di libertà.

Lettera 11 ottobre 1798, intro Lorenzo Alderani, “Sacrificio della patria è consumato”

La prima lettera, quella dell’11 Ottobre, è preceduta da una piccola prefazione che l’amico Lorenzo Alderani, poco presente nelle parti successive dell’opera, dedica ad Ortis. Lorenzo giustifica l’idea di pubblicare le lettere dell’amico poiché crede che possano dare conforto ed esempio. Nella lettera, Ortis comunica a Lorenzo che “il sacrificio della patria è consumato”, Venezia è stata affidata agli austriaci e il giovane Ortis non aspetta altro che morire.

Lettera 4 dicembre 1798, incontro con Parini
Nel dicembre del 1978 il giovane Ortis è a Milano poiché ha deciso di intraprendere un viaggio attraverso l’Italia per ritrovare la voglia di vivere. Nella prima parte della lettera Ortis risponde all’amico Alderani, che gli aveva suggerito di sfruttare a Milano il proprio talento trovando qualche impiego. Il giovane rifiuta sdegnosamente la proposta poiché non ha nessuna intenzione di assumere il ruolo di letterato di corte. Nella seconda parte della lettera Ortis introduce il dialogo con vecchio venerando. La rabbia del giovane disturba però l’anziano Parini, che dopo averlo invitato alla calma gli comunica che se avesse riconosciuto almeno un “barlume di libertà” non starebbe lamentandosi in questo modo. Jacopo replica che l’unica possibilità di animare la sua straziata anima è quella di tentare la libertà della patria, ma il saggio Parini afferma che non ci si deve aspettare libertà da un popolo straniero. La polemica di quest’ultimo non lascia spazio alle speranze di Ortis, bollente di cuore ed incauto d’ingegno: secondo il Parini, Jacopo sarà sempre una vittima del potente.

All’amica risanata

E’ un’ode facente parte dell’opera “poesie”: 2 odi e 12 sonetti. Foscolo compone questa galante ode per celebrare l’avvenuta guarigione dell’amante, Antonietta Arese, ammalatasi durante un inverno. E’ un’ode neoclassica, che si contrappone all’Ortis (opera protoromantica). All’interno dell’ode è presente un discorso sulla bellezza ideale, che purifica le passioni e gli animi. La poesia viene interpretata da Foscolo come esaltatrice ed eternatrice della bellezza. Il poeta fonda il suo discorso su un mito greco: Venere, Artemide e Bellona erano donne prima di diventare Dee. La poesia ha consacrato la bellezza di queste donne e quindi le ha rese eterne: se non esistesse la poesia, non esisterebbero neanche queste Dee. La bellezza, comunica Foscolo, sfiorisce con l’età, e sono attraverso la poesia può essere bloccato il processo. Quindi come è accaduto per le tre donne, Foscolo renderà eterna la bellezza della sua amante attraverso la poesia. Il compito del poeta è inoltre quello di portare gli stilemi della poesia greca in Italia, in quanto egli pensa che la “grecità” sia un paradiso perduto che può essere fatto rivivere attraverso delle versificazioni.

A Zacinto
Composto tra il 1802 e il 1803, fu pubblicato nelle “poesie”. Il poeta rievoca l’isola nella quale nacque e trascorse l’infanzia: è presente una nostalgia che non potrà essere appagata. Foscolo è consapevole di non poter tornare nell’isola greca dove secondo la leggenda è emersa dalle acque la dea Venere. Il testo enuncia il rimpianto della classicità perduta per via dei numerosi riferimenti classici, tra cui Venere stessa. La struttura del sonetto è circolare: è presente il tema dell’esilio all’inizio e alla fine dell’opera. L’acqua è legata al tema della madre: quando essa manca, manca la vita stessa. La triplice negazione iniziale dichiara l’impossibilità di poter tornare alla terra natale. E’ esplicito il riferimento ad Omero: il tema dell’esilio viene proiettato tramite Ulisse.

In morte del fratello Giovanni

E’ l’ultimo dei sonetti di Foscolo, dedicato al fratello Giovanni, morto suicida nel 1801. Foscolo si unisce idealmente al dolore della madre e comunica di patire le stesse sofferenze del fratello: può desiderare solo la pace della morte adesso. Anche questo sonetto presenta una struttura circolare, è presente il tema dell’esilio e quello della tomba.

Alla sera

All’interno del sonetto viene esaltata la sera come momento di pace e di riflessione dopo la stancante giornata: il susseguirsi del giorno e della notte è metafora del susseguirsi degli anni giovanili e della raggiunta maturità. La sera prefigura il riposo eterno, la morte, e il riposo dello spirito guerriero. Il destino individuale è affiancato dal destino collettivo, in quanto l’animo battagliero del poeta brucia insieme alle tensioni dell’epoca.

I Sepolcri

Il carme Dei Sepolcri presenta 295 versi endecasillabi. Viene pubblicato nel 1807, e riprende il genere della poesia sepolcrale. E’ una sorta di epistola indirizzata all’amico Ippolito Pindemonte, che in seguito all’editto di Saint Cloud pubblicò l’opera “I cimiteri”. Per motivi igienici, l’editto di Saint Cloud (1806) vietava la sepoltura dei morti all’interno della città ed inoltre imponeva che tutte le tombe avrebbero dovuto avere le stesse dimensioni. I cattolici, tra cui Pindemonte, si lamentarono di ciò in quanto videro ridotto il culto dei morti solo in base ad un discorso di condizioni igieniche. Durante un dibattito tra Pindemonte e Foscolo riguardo l’editto, Foscolo assunse la posizione del “filosofo indifferente”, ma poco dopo se ne pentì. E’ questo il motivo per cui nasce l’opera Dei Sepolcri: secondo la sua tesi materialistica sulla morte non importa dove si viene sepolti. Nonostante ciò, è necessaria un’illusoria corrispondenza di sentimenti dopo la morte. La ragione sa che il defunto non prova nessun sentimento, ma quest’illusione è necessaria affinché i familiari e gli amici superino il lutto. La tomba è quindi indispensabile, non tanto per i morti ma per i vivi. Essa è centro di affetti individuali e di fondamento di civiltà. Dalle tombe gli italiani possono superare non solo i problemi individuali, ma anche quelli collettivi: i sepolcri sono le tombe dei grandi di Firenze (chiesa di Santa Maria del Fiore) e secondo Foscolo possono aiutare i vivi ad affrontare la situazione politica. La possibilità di un rapporto tra il vivo ed il morto strappa l’uomo alla sua condizione precaria, temporanea, e lo rende immortale. L’opera apre quindi un barlume di speranza e per questo motivo si contrappone alle Ultime lettere del giovane Ortis. All’interno del Dei Sepolcri sono presenti molti temi che si riscontrano nelle Poesie: l’esilio, la madre e l’illacrimata sepoltura.
Dopo le critiche ricevute riguardo il Dei Sepolcri, Foscolo si difende tramite una lettera all’abate Ghiglione, nella quale ricostruisce la struttura del carme e lo suddivide in quattro parti.

1 Parte sepolcri
Il poeta si chiede, in apertura, se una tomba possa aiutare a rendere meno dura la morte e se possa sostituire tutti i privilegi della vita terrena. Secondo la concezione materialistica foscoliana non è possibile però sottrarsi alla verità: dopo la morte, la nostra individualità si confonde con la materia dell’universo e niente resta di noi. Ma perché privarci dell’illusione di poter avvertire la presenza dei defunti amati prendendosi cura della loro tomba?(illusoria corrispondenza di amorosi sensi). La sepoltura non significa nulla solo per chi in vita non ha saputo dare né ricevere amore, e quindi nessuno lo rimpiangerà nella morte. Adesso una legge impone però che le tombe dei buoni e dei malvagi siano uguali, e le allontana dalla vista dei cari: il buon vecchio Parini giace così dimenticato in una fossa comune, forse in compagnia di un ladro o di un assassino.

Seconda Parte Sepolcri

Mondo classico=vocali aperte Medioevo cristiano=vocali chiuse Foscolo propone diversi esempi di funzione religiosa della tomba. Dopo aver osservato che il culto dei morti è nato insieme con la civiltà, e che fin dai tempi antichi le tombe hanno un ruolo sacro, il poeta ricorda i riti medioevali cristiani quando i morti erano sepolti sotto le chiese e l’odore dei corpi ammorbava l’aria. Questi riti si contrappongono a ciò che avveniva nella civiltà classica, luoghi profumati e luminosi in cui incontrare i propri cari in tutta serenità: era un mondo che ispirava alla bellezza e alla vitalità. A questa antitesi se ne affianca un’altra (doppia antitesi) secondo la quale ai cimiteri inglese, dove le ragazze vanno a pregare non solo presso la tomba della madre ma anche per la sorte della patria mobilitata inglese (tomba=funzione civile), come era avvenuto nel caso dell’ammiraglio Nelson, si contrappone la situazione italiana (bello italo regno, dice ironicamente) e di tutte le altre nazioni in decadenza, dove le tombe non sono stimolo alla gloria ed alla grandezza e le sepolture sono considerate uno sfarzo inutile. I tre ceti che si affermano nell’Italia napoleonica sono il dotto, il ricco ed il patrizio vulgo. Le tombe di questi sono un inutile sfoggio poiché questi personaggi non erano assolutamente gloriosi. Le tombe dovrebbero racchiudere il valore della civiltà. Il poeta si augura poi che la sua tomba possa essere fonte di ispirazione e possa suscitare spirito di libertà, e la contrappone quindi alle tombe dei vili. La tomba di Foscolo rappresenta quindi il simbolo del non asservimento al potere.

Terza parte Sepolcri

Foscolo si riferisce all’amico Pindemonte e gli comunica una verità fondamentale: le tombe dei grandi uomini spingono i coraggiosi alle imprese gloriose. Foscolo ricorda l’effetto che gli fece visitare i sepolcri di Santa Croce (14 versi dedicati a questa) e nomina uno per uno Machiavelli, Michelangelo, Galilei, Newton e Petrarca. Firenze appare a Foscolo bellissima non solo per il paesaggio, ma anche perché ospita le tombe dei grandi uomini che hanno dato lustro al paese. E’ da qui che dovrà ripartire il riscatto italiano: non è un caso, secondo Foscolo, che Alfieri (poeta politico e profetico) andava proprio in Santa Croce ad ispirarsi e ad accrescere l’amore per la patria. La funzione della tomba si allarga qui alla dimensione storica, ed il suo messaggio supera il tempo. Maradona, ad esempio, è una terra sacra perché ha accolto i corpi di coloro che hanno combattuto per la Grecia. I sepolcri hanno quindi lo scopo di far rinascere la voglia eroica nell’animo degli italiani. La poesia sepolcrale inglese rifletteva solo sui cimiteri cristiani, mentre Foscolo si lega alla funzione civile, politica e storica della tomba. Parini (poeta civile).


4 Parte Sepolcri

Ricordando il mito delle armi di Achille che, miracolosamente trasportate dalla corrente si depositano sulla tomba di Aiace sulle spiagge dell’Ellesponto, Foscolo osserva come la morte sia giusta distributrice di glorie. Essa però, proprio come tutte le cose materiali, sfiorisce col passare degli anni perché è soggetta al tempo: ecco che torna il tema della poesia eternatrice che, tramite le versificazioni, rende eterna la gloria dei grandi. Il canto sopravvive quindi persino alla scomparsa delle pietre tombali. Il carme si chiude con le parole della profetessa Cassandra, che afferma che dopo che Troia verrà sconfitta, i Greci non lasceranno tracce della città. Solo le antiche tombe resteranno: ed un giorno, lontano a venire, il poeta cieco Omero udirà da queste il racconto della vicenda di Troia. Renderà così eterno il racconto delle vicende dei greci vincitori, ma tributerà anche il giusto onore agli sconfitti che hanno versato il sangue per la patria, in particolare Ettore. La poesia quindi rende eterne tutte le funzioni della tomba, che non sopravvive al silenzio del tempo: la principale funzione della poesia è la memoria, che spinge gli uomini ad azioni generose. Foscolo conclude il carme comunicando quindi che la poesia conserva, più a lungo delle tombe, il ricordo dei defunti.

Nei Sepolcri abbiamo quindi quattro grandi poeti: Parini, poeta civile, Alfieri,poeta politico e profetico, Foscolo ed Omero, colui che racchiude le tradizioni di un intero popolo.

Foscolo, neoclassico e preromantico

L’intellettuale illuminista, confidando nella ragione, è in grado di risolvere qualsivoglia settore della propria vita: tra fine ‘700 e inizio ‘800 l’intellettuale comincia a chiedersi se la ragione possa essere l’unico mezzo tramite cui esaminare la realtà. Tali periodi sono denominati neoclassicismo e preromanticismo: il primo si concentra sul “bello ideale” (sintesi perfetta di umano e divino), il secondo si concentra sul sentimento, sulla passionalità. I neoclassici e i preromantici, sebbene sembrino in contrasto, partono dalla comune considerazione negativa della loro epoca. Foscolo vive in un tempo reo, sofferente, che lo spinge a contemplare il bello ideale ma anche a rifugiarsi nel sentimento: risulta quindi contemporaneamente neoclassico e preromantico. Foscolo riscopre tutti i valori classici universalmente validi, ma non abbandona la visione meccanicistica della realtà: per questo può essere interpretato come un illuminista-classico-rinascimentale.

Illusioni

Il poeta riesce a rendersi conto che la maggior parte dei principali valori sono solo illusioni momentanee che sfioriscono col tempo, ma vi si aggrappa lo stesso con passione perché senza queste la vita non sarebbe altro che dolore. E’ questa la religione delle illusioni: spesso all’uomo che si rende conto della precarietà dei suoi ideali non resta che il suicidio. E’ quello che succede all’Ortis e lo stesso Foscolo, in più di un’occasione, invoca la morte come fine delle sue sofferenze. Questa “teoria delle illusioni” non ha sempre valori così pessimistici, se non altro perché tra i valori più alti c’è la poesia, la più grande espressione di umanità e civiltà, l’unica in grado di eternizzare i valori. Secondo il poeta la più importante delle illusioni è la Poesia, pura e libera dal servilismo politico. Lasciando ai posteri la sua opera, sa che diventerà immortale. La poesia è l’illusione delle illusioni, che si nutre delle altre illusioni quali la bellezza, l’amore, la tomba e l’amicizia, ed è eternatrice dei miseri ed aridi fatti umani.

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