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Ugo Foscolo, E tu ne’ carmi avrai perenne vita


E tu ne’ carmi avrai perenne vita,
sponda che Arno saluta in suo cammino,
partendo la città che del latino
nome accogliea finor l’ombra fuggita.

Già dal tuo ponte all’onda impaurita
il papale furore e il ghibellino
mescean gran sangue, ove oggi al pellegrino
del fero vate la magion s’addita.

Per me cara, felice, inclita riva
ove sovente i pie’ leggiadri mosse
colei che vera al portamento Diva

in me volgeva sue luci beate,

mentr’io sentia dai crin d’oro commosse
spirar ambrosia l’aure innamorate.

Parafrasi e commento

Anche tu vivrai per sempre nel canto dei poeti, o sponda che l’Arno saluta nel suo corso, dividendo in due parti quella città che fino sa questi ultimi tempi accoglieva l’ombra fuggita dal nome latino [= Firenze accoglieva in sé l’ultima traccia della grandezza latina. Questi versi significano che della gloria latina, nella civiltà e nell’arte fiorentina, al tempo del Foscolo, era rimasta solo un’ombra,ormai perduta. Questa ombra, che era sembrata perduta, invece fu raccolta da Firenze e conservata durante i secoli del Rinascimento. Si delinea, in questi versi, il mito di Firenze, che Foscolo considera come una specie di patria ideale per le Grazie]
Un tempo dal tuo ponte, il furore dei Guelfi e dei Ghibellini versava molto sangue nelle acque piene di timore [immagine della natura impaurita di fronte a tanta violenza degliuomini] là dove oggi si indica allo straniero la casa del fiero vate (= Vittorio Alfieri)
Ma per me sarai solo quella cara e felice e gloriosa [= inclita] riva dove spesso mosse i suoi piedi leggiadri colei [= vera dea del portamento per il modo di incedere. L’espressione è classicheggiante perché ricorda una simile espressione di Virgilio nell’Eneide quando descrive Venere] che rivolgeva i suoi occhi beati verso di me [= il poeta si riferisce ad Isabella Roncioni. Alcuni critici hanno avvicinato la donna alle immagini degli stilnovisti, come se si trattasse di una donna angelicata],
mentre io sentivo le atmosfere innamorate, mosse dai suoi capelli d’oro che emanavano profumo di ambrosia [ nelle due terzina la donna amata subisce una trasformazione: essa si trasforma in dea, circondata da un’atmosfera che è tutta intrisa di bellezza e che diffonde intorno un profumo soave. L’ambrosia è il profumo degli dei e tale termine compare nella poesia fosco liana ogni qual volta si avverte una presenza divina]
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