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Foscolo-Tento ritrar ne’ versi miei- da Le Grazie, inno II


Parafrasi

Cerco di ritrarre nei miei versi la sacra
danzatrice, la cui bellezza è inferiore di quella che resta seduta,
meno bella di te o gentile musicista,
meno piacevole ti te quando parli,
o nutrice di api. Ma se danza,
osservala! l’armonia della musica
emana da suo bel corpo, dal sorriso
della sua bocca, e un movimento, un atto, un gesto
trasmette agli sguardi di chi l’ammira un nuovo aspetto della sua bellezza.
E chi è in grado di dipingerla? Mentre nel farle il ritratto
pongo tutta la mia possibile attenzione, ecco essa sfugge all’improvviso
e le figure di danza che essa disegna lentamente
si fanno poi più rapide ed essa sparisce dallo sguardo
sorvolando i prati fioriti; distinguo appena
il biancheggiare del velo fra le piante di mirto

Spiegazione

Questa composizione, in endecasillabi sciolti, fa parte dei Passi sparsi dell’ Inno II de Le Grazie. Il tema è quello della poesia che ha il compito di cogliere l’attimo fuggente e perfetto della bellezza che nessuno è in grado di dipingere perché mentre cerchiamo di fissarlo sulla tela, esso si trasforma e di fronte all’osservatore non è più lo stesso di prima. È il concetto, molto moderno, della perfezione della bellezza che è colta nel suo continuo scorrere e trascolorare.
Il poeta si riferisce alle sacerdotesse delle tre Grazie - la danza, la musica, la poesia – Quando la prima sacerdotessa suona, la danzatrice seduta risulta meno bella di lei, quando la terza parla, essa è meno amabile di lei; ma quando danza, essa è al di sopra di tutte le altre. L’espressione “nudrice di api” si riferisce al fatto che la sacerdotessa porta sull’altare delle Grazie un favo di api che è simbolo della poesia e dell’eloquenza. Per indicare la bellezza, il poeta ricorre al termine “vetustà” che richiama al concetto classico di bellezza, capace di ispirare sia commozione, ma anche rispetto. Per questo motivo, nei versi non si intravede nessun accenno alla sensualità come invece si trova nell’Ode all’amica risanata, che descrive la donna amata da Foscolo che danza. L’avverbio “ecco” dell’11° verso anticipa la sensazione di qualcosa che si trasforma e che poi sparisce, come viene descritto nei versi successivi: il ritmo della danza, prima lento, poi più veloce e unito all’immagine della fanciulla che scompare appena sfiorando un prato di fiori e di lei resta solo la fugace impressione di un velo che biancheggia sopra dei mirti (una pianta che per il suo significato ci riporta al mondo classico perché sacra agli dei)
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