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Dei sepolcri di Foscolo


Informazioni inziali e introduzione all'opera


“Dei Sepolcri” è un poemetto in endecasillabi sciolti, per l’esattezza 295 versi, sotto forma di epistola poetica che l’autore Ugo Foscolo scrive ad un amico, Ippolito Pindemonte. Foscolo definisce questo poemetto “carme”. Questa parola deriva dal latino e significa “cantare”: Foscolo in questa poesia vuole cantare, riportare un fatto importante, utilizzando termini aulici.
I motivi che lo spingono a comporre questo carme, pubblicato nel 1807, sono due.
Il primo scaturì dalla frequentazione con l’amico Ippolito Pindemonte. I due si confrontavano spesso riguardo diversi temi. Pindemonte riferì a Foscolo che stava componendo un poemetto rifacendosi alla poesia cimiteriale inglese. I due iniziano così a discutere riguardo il valore della sepoltura.
L’altro motivo fu un editto del 1804, l’editto di Saint-Cloud, emanato da Napoleone in Francia, ma esteso anche all’Italia a causa della dominazione napoleonica sulla Penisola. Questo editto vietava di seppellire i morti all’interno degli abitati. Quindi non si potevano tenere dei cimiteri dietro le chiese, all’interno delle mura cittadine. Si obbligavano le persone a seppellire i morti fuori dalle mura. Inoltre obbligava a costruire tombe che fossero tutte uguali, in nome di una sorte di democrazia in morte. C’erano però anche dei motivi sanitari. Questo editto ebbe delle conseguenze morali significative. Infatti, iniziarono a sorgere delle difficoltà per chi viveva in grandi città, in quanto risultava complicato andare a trovare i morti fino fuori le mura cittadine. Inoltre, l’editto toccava questioni che stavano molto a cuore agli italiani, che avevano una particolare considerazione per la sepoltura. Si era andato a toccare qualcosa che faceva parte della tradizione “affettiva” degli italiani. Foscolo elabora così una sua teoria, riflettendo sui motivi e sulle conseguenze di questo editto. All’inizio non aveva fatto alcuna polemica, in quanto riteneva che la tomba avesse una bassa rilevanza, non fosse poi così fondamentale. Difatti, la morte faceva parte del ciclo della vita e con essa l’essere di dissolve completamente. Parlando e riflettendo con Pindemonte, però, cambiò idea, dando alla tomba una funzione importante. Si decise così che la tomba aveva un valore profondo e fondamentale per i vivi, non tanto per i morti. Spiega questa sua idea all’interno del poemetto/carme. Uno dei temi principali de “Dei sepolcri” sono quindi le tombe. L’attrazione per le tombe era tipica di quel momento. Infatti, si era sviluppata in Inghilterra con la poesia cimiteriale.
I motivi che lo ispirarono furono quindi due: il poemetto che stava componendo Pindemonte e l’editto di Saint-Cloud che aveva fatto molto discutere.
Il carme unisce le due anime di Foscolo, quella romantica e quella neoclassica. Emerge il suo modo di vedere la vita. Unisce la bellezza della classicità e l’irrequietezza del presente in cui vive. Nel carme, quindi, c’è tutto Foscolo, emerge tutto il suo pensiero. Le sue due parti si scontrano ma allo stesso tempo si ritrovano, convivono bene.
Il poemetto ha lo stile caratteristico di Foscolo: aulico, solenne, presenza di latinismi, figure retoriche. È caratterizzato da una grande cura stilistica. Per molti aspetti è anche discorsivo, Foscolo sa che sta parlando ad un lettore ideale, si percepisce un colloquio volute. Infatti, fa molte domande retoriche, a cui risponde con il suo pensiero.
Il testo si può dividere in quattro parti. In quella introduttiva descrive l’utilità delle tombe per lui, facendo un chiaro riferimento all’editto e presentando il contenuto. Per parlare del suo pensiero e partire con il discorso, si riaggancia a qualcosa di reale e concreto che era successo davvero e aveva fatto discutere e aveva interessato tutti (l’editto). Nella seconda parte, invece, discute riguardo la funzione civile delle tombe, proponendo quattro esempi di tale funzione, positivi o negativi (nel Medioevo, nella civiltà classica, in Inghilterra e in Italia). Nella terza parte parla del valore storico delle tombe, allargando lo sguardo alle tombe degli uomini grandi della storia (facendo un particolare riferimento a quelle che si trovano in Santa Croce a Firenze). Nella quarta e ultima parte si fa riferimento alla funzione della poesia. Le tombe, in quanto materiali, possono perpetuare i valori della civiltà fino ad un certo punto. La poesia, invece, non è sottomessa alle leggi materiali. Per questo può conservare in eterno il ricordo.
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