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Foscolo, Ugo – Poesie


Alla sera



È un sonetto in endecasillabi a rime alternate ed è prevalentemente preromantico. Foscolo si rivolge alla sera vista come immagine di quiete e di morte che veniva incarnata sia nel tempo estivo sia in quello invernale. La sera viene paragonata come una fatal quiete poiché la sera è vista come la fine dei travagli e come riposo e tranquillità, come la morte che Foscolo la paragona al nulla eterno poiché lui pensava che dopo la morte non ci fosse più niente.


A Zacinto

È un sonetto in endecasillabi a rime alternate e invertite. È stato scritto in un periodo di profonda delusione politica a causa di Napoleone. Contiene sia elementi preromantici (l’esilio e l’illacrimata sepoltura) che elementi classici poiché vengono nominati la Dea Venere, Omero, Ulisse e la sua madrepatria. Foscolo fa riferimento ad Ulisse dicendo che lui dopo varie disavventure riuscì a tornare nella propria patria ed è quello che desiderava anche Foscolo perché non voleva avere una sepoltura illacrimata ovvero non pianta dai cari.

In morte del fratello Giovanni


È un sonetto in endecasillabi a rime alternate. È stato scritto tra la fine del 1802 e l’inizio del 1803 in ricordo del fratello che si è suicidato a causa di debiti. Questo sonetto è principalmente preromantico ed è presente solo un elemento neoclassico che è “numi” che significa destino. Parlando del contenuto ci sono tantissimi richiami alla vita di Foscolo. Nelle prime quartine dice che finito l’esilio andrà a trovare suo fratello. Poi c’è un parallelismo tra sua madre e Foscolo, dove la madre è vicino alla tomba del fratello mentre Foscolo prega da lontano ma è vicino a lui con l’anima. Successivamente afferma di capire il motivo per cui Giovanni si sia suicidato visto che le sue paure per i debiti lo stavano divorando e qui si rivolge alla morte e prega a questa di prendere pure lui per far terminare pure il suo tormento. Conclude dicendo che ha la speranza di poter ritornare in patria quando muore per far sì che lui sia pianto dai cari.