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Le Odi

Le Odi vengono scritte da Foscolo tra il 1800 e il 1802, stesso periodo in cui lo scrittore è impegnato nella composizione dei Sonetti: si tratta di componimenti poetici di lunga estensione che si rifanno alle odi di Parini con la differenza che mentre il precedente le utilizzava per inviare messaggi etico-civili, Foscolo le compose per immettervi le proprie motivazioni esistenziali. Le due odi maggiori sono “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” e “All’amica risanata” e i titoli nascono dall’episodio stesso che narrano: Foscolo dedica quest’ode alla sua amica Luigia che era caduta dal cavallo e per celebrare la sua guarigione. Possiamo dire che Foscolo utilizzò le odi come mezzo attraverso il quale poteva celebrare la bellezza femminile, inoltre ha delle caratteristiche tipiche del gusto neoclassico: l’episodio è proiettato in una dimensione mitologica e inoltre l’autore riprende immagini del mondo classico per rappresentare una realtà a lui contemporanea. La caratteristica per cui si oppongono ai sonetti è sicuramente l’estensione, infatti le odi sono scritte in 14 versi mentre i sonetti sono brevi e inoltre si muovono tra l’autobiografismo del romanzo è i sonetti. Per quanto riguarda i temi, sono tipicamente neoclassici tranne l’esaltazione della bellezza femminile che si trova nel romanzo: è una bellezza che nei confronti dell’uomo ha un effetto rasserenante, vista come capace di donare equilibrio a chi la contempla.

I Sepolcri

Il Carme fu pubblicato nel 1807 e si tratta di un’epistola in versi indirizzata al poeta Ippolito Pindemonte che aveva scritto un suo carme sui cimiteri, dunque è come una risposta ad esso: essa nasce come risposta ad una disputa che era nata tra gli intellettuali in seguito all’editto napoleonico di Saint-Cloud del 1806, il quale prevedeva che i morti venissero seppelliti fuori dalla cinta muraria della città per una questione di carattere igienico ma anche in ossequio agli ideali illuministi che volevano affermare il principio di uguaglianza di tutti i cittadini come sancito dalla Rivoluzione francese: le tombe non dovevano essere distinte da lapidi monumentali ma dovevano essere identificate soltanto attraverso una croce. Il tema della tomba è molto caro a Foscolo, in particolare il tema del sepolcro è un tema tipico della poesia anglosassone che rinvia all’immagine dei loro cimiteri, sommersi nella natura.
Il Carme è sviluppato in 295 endecasillabi in quanto si rifà ai suoi antecedenti più vicini come Alfieri e Parini e si apre con una preposizione interrogativa retorica, perché si conosce già la risposta, la quale è no, dal momento che il sonno della morte è uguale per tutti che ci sia una tomba o meno, dunque vuole specificare l’inutilità della tomba. Vi è un’altra considerazione, dove si afferma che in realtà la tomba ha importante maggiormente per i vivi in quanto vista come un luogo degli affetti e attraverso la “corrispondenza d’amorosi sensi” possiamo tenerci ancora in contatto con le persone care che non ci sono più. Riflette anche sul fatto che la tomba non ha importanza soltanto nell’ambito privato, ma è pure luogo della memoria, dunque ha un valore civile, e ciò fa riferimento alle tombe dei grandi autori a cui Foscolo s’ispira. Oltre il tema della tomba, vi è il tema del tempo che passa: nel sonetto “Alla sera”, il tema del tempo che fugge viene ripreso attraverso il tema della tomba in quanto il passare del tempo distrugge anche la tomba e allora di fronte alla fragilità delle cose materiali rimane qualcosa in eterno, cioè il canto poetico. Il canto poetico ha una forza che non teme il tempo, dunque è possibile che la tomba col tempo si possa distruggere ma non è possibile cancellare la memoria, ecco perché questo carme può essere considerato come un testamento ideologico da parte di Foscolo. L’importanza del canto poetico era già stato affermato in Zacinto quando ha confrontato il canto di Omero al suo e ha sottolineato che così si avrà traccia del suo stesso esilio. Nella parte finale del Carme lui infatti ci propone un eroe che non è Ulisse, ma Ettore. Ettore non è Achille: lui è l’eroe sfortunato, colui che ha lottato contro un destino avverso, infatti è emblematica la frase che disse ad Achille “tu non mi pianterai la spada nelle spalle, perché combatterò frontalmente”. Questo non è altro che il primo esempio di titanismo conosciuto, ecco perché nel carme vediamo la presenza del tema del titanismo nell’ultima parte del carme.
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Foscolo, Ugo - Odi e sonetti