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“In morte del fratello Giovanni” di Foscolo


Si tratta di uno dei principali sonetti della raccolta di Foscolo, Sonetti. Fu scritto nel 1802. Il poeta ci parla del suicidio del fratello Giovanni Dionigi, avvenuto nel 1801, all’età di vent’anni, per debiti di gioco.
È la ripresa di un carme di Catullo, che aveva scritto per parlare di suo fratello e piangere la sua morte improvvisa. Foscolo lo riprende in maniera ampia, ma inserisce comunque degli elementi di originalità. Nel sonetto l’autore rimpiange il fatto di non poter piangere sulla tomba del fratello insieme alla madre a causa dell’esilio che lo colpisce. Suo fratello si è suicidato per debiti di gioco. Foscolo, essendo molto legato alla madre, soffriva quando le dava dispiaceri, dovuti anche alla lontananza che li teneva separati.
All’inizio della poesia, Foscolo si pone in primo piano, emerge il suo grande ego. Trasferisce la sua mancanza, dovuta all’esilio, in quella del fratello, dovuta alla prematura scomparsa. Sta parlando al fratello da lontano. Si tratta questo di un elemento diverso dal carme di Catullo, che lo rende quindi per certi aspetti originale. La lontananza è un tema molto importante. Foscolo dice al fratello che quando non sarà più in esilio, lo vedrà piangere sulla sua tomba la sua morte prematura, la sua giovane vita spezzata. L’immagine della madre è molto forte. Viene descritta come una donna sola, che trascina senza slancio, senza ottimismo i suoi giorni. È anziana e sola. La vede andare sulla tomba a parlare di lui (Foscolo) con il fratello (Giovanni). Sta avvenendo una sorta di dialogo con tutta la famiglia. La tomba permette di creare un legame, di non far terminare il ricordo. La madre è da solo mentre parla con la tomba del fratello. Foscolo allunga le braccia, ma non riesce ad abbracciarli. C’è con il cuore e con lo spirito. Sente le preoccupazioni del fratello, sente ciò che lo tormentava e che lo ha portato alla drastica decisione. Dal momento che Foscolo è un’anima inquieta, dice di poter sentire le sue sofferenze (del fratello). La morte è un porto. La nave della vita entra nel porto e si ferma, si riposa. Rimando a ciò che disse Petrarca ne “La vita fugge e non s’arresta un’ora”. L’autore sa già che non morirà in patria. Così chiede di avere una degna sepoltura vicino alla madre e al fratello. Vuole che ci sia qualcuno che lo vada a piangere per poter formare un forte legame tra il vivo e i morti.
Tra i temi fondamentali ci sono quindi quello dell’esilio e quella della tomba. L’esilio è la forza ostile che impedisce al poeta di ricongiungersi con la famiglia. Rappresenta una condizione di precarietà storica ed esistenziale. Foscolo nomina, infatti, “gli avversi Numi”, alludendo ad un potere superiore che gli impedisce di avere una patria, ma soprattutto di ricongiungersi con il proprio nucleo familiare. Così, l’unico modo di riuscire in questo intento è rappresentato dalla tomba. Essa riallaccia i legami familiari. Un esempio è l’immagine della madre che parla con il figlio morto del figlio in esilio. In questo modo, inizialmente sconfitto, Foscolo può ricongiungersi con la famiglia e tornare a far parte di quel nucleo che le avversità gli impediscono di vedere. Questo ricongiungimento diventa inoltre l’unico punto fermo e sicuro dell’esistenza instabile e precaria di Foscolo. Al concetto di tomba come soluzione per ricreare questi legami, si va subito al concetto di morte, vista come unico momento in grado di porre fine alle sofferenze. Ma non è solo questo. Infatti, insieme alla tomba è anch’essa un modo per ricostituire gli affetti con i vivi. Soltanto quando il morto viene pianto dai vivi, è possibile per lui un riallacciamento alla vita e ai suoi cari. Nella morte si attua un ritorno alla vita.
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