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Foscolo, Ugo - In morte del fratello Giovanni, analisi


Il sonetto fu scritto in onore della morte del fratello Giovanni che si suicidò per debiti di gioco. Questa poesia ricalca in maniera molto fedele una carmen di Catullo; Foscolo difatti riprende delle espressioni come vagare di gente in gente, parlare vanamente alla cenere del morto. Si può individuare un’altra analogia fra i due componimenti: il soggetto è l’io sebbene la poesia dovrebbe essere concentrata sulla figura dei fratelli.
Foscolo è infatti egocentrico, narcisista, innamorato di se stesso e dell’idea di essere amato, più che delle donne.

Vi sono però anche delle differenze fra le due poesie, ad esempio i due poeti hanno una direzione e un movimento differenti: Catullo attraversa terre e terre per visitare la tomba del fratello, Foscolo è invece proiettato verso l’esilio: non sta andando verso ciò che gli è caro, ma è in fuga. Inoltre nel sonetto di Foscolo, a differenza che in quello di Catullo, si sottolinea la giovinezza perduta da Giovanni. Per lo più, nel sonetto di Foscolo, vi è un elemento che nella poesia di Catullo non compare: la madre che dialoga con la cenere del morto, che non è in grado di rispondere, viene infatti denominata cenere muta (è una sinestesia di tatto e udito).
Il verso Questo di tanta speme oggi mi resta (Di tanta speranza mi resto solamente questo) tornerà in A Silvia.
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