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Le Grazie - Inno I: l’invenzione della scultura


Parafrasi

“Ma molto più felice sei tu che, nel marmo, prima di ogni altro artista, hai scolpito le fattezze della tua donna [in questi versi è evidente il riferimento alla scultura neoclassica di Antonio Canova]: all’inizio (dell’opera), l’Amore ti infuse nel cuore la volontà di svelare la bellezza della donna, già profanata agli occhi degli uomini. Ma le Grazie si sedettero accanto a te e diffusero un’ avvenenza in quel volto e leggiadria nelle forme a tal punto che la morbida armonia delle forme ispirarono affetti gentili nelle sembianze della giovane nuda; e non venerasti nel marmo la donna amata, ma Citerea (= Venere) [una volta terminato il lavoro, lo scultore rimane talmente estasiato dalla bellezza e dalla perfezione del risultato che egli si inginocchia non davanti al simulacro della donna amata, ma a quello della dea Venere]”

Spiegazione

Con l’aiuto delle Grazie, fra gli uomini sorgono le arti e fra queste la scultura fu quella che rese più felice l’artista, molto più felice di quello che imitò i colori (= pittura) o di quello che cinse la parte superiore delle colonne di foglie di acanto (= architettura. Il testo si riferisce alle colonne dello stile corinzio il cui capitello è decorato con foglie di acanto). Il motivo che spinse l’artista a dedicarsi alla scultura fu del tutto profano: svelare agli altri la bellezza della donna amate e mostrare con orgoglio a tutto lo splendore delle forme. Ma le Grazie si sedettero accanto a lui per assisterlo nell’opera. Per questo motivo, fu tale la perfezione delle forme e il candore ispirati dal volto della giovane che le sembianze della giovane nuda si trasformarono in quelle di Venere e l’artiste cadde, in atteggiamento di venerazione, ai piedi della statua. Questi significa che la scultura ha il potere di dare vita all’immagine eterna del bello e non ad un’immagine contingente.
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