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U. Foscolo: Le Grazie (Inno II, vv. 86-100)


Come quando più gaio Euro provoca
Sull’alba il queto Lario, e a quel susurro
Canta il nocchiero, allegrami i propinqui
Liuti, e molle il flauto si duole
D’innamorati giovani, e di Ninfe
Sulle gondole erranti; e dalle sponde
Risponde il pastorel colla sua piva.
Per entro i calli rintronano i corni;
Terror del cavriol, mentre in cadenza
Di Lecco il maglio, domator del bronzo,
Tuona dagli antri ardenti, stupefatto
Pende le reti il pescatore, ed ode.
Tal dell’arpa diffuso erra il concento
Per la nostra convalle, e mentre posa
La sonatrice ancora odono i colli.

Parafrasi


Quando Euro [il vento scirocco che soffia da est] con maggiore vivacità agita le acque del tranquillo lago dio Como e insieme al canto del barcaiolo si ode il suono di mandolini circostanti e flauti malinconici suonati da innamorati e da giovani donne sulle barche erranti; e dalle rive risponde il pastorello con la sua cornamusa: nei colli risuonano i corno [suonati dai cacciatori] terrore dei caprioli, mentre, a intervalli regolari, il rumore dei magli che modellano il bronzo rimbomba nelle officine di Lucco, il pescatore colto da stupore lascia cadere le sue reti. Nello stesso modo il suono si diffonde attraverso la nostra valle e dopo che la suonatrice ha smesso di suonare l’arpa, il suono si prolunga e dura nell’aria.

Commento


Il testo è costruito interamente su di una similitudine: gli effetti prodotti dal suono dell’arpa sono paragonati a quelli prodotti da altri suoni all’interno di un paesaggio concreto, il Lago di Como, e individuato con pochi elementi, molto stilizzati.
Il poeta immagina di trovarsi sul colle di Bellosguardo insieme con tre giovani donne, esperte in danza, musica e poesia, che ricordano le Grazie. La ragazza che suona l’arpa diffonde nella valle un’armonia che suscita meraviglia in coloro che odono la musica e sembra quasi che anche i colli si animino e si personifichino. Il primo termine di paragone è costituito da elementi che creano una dolce armonia: il lieve soffio del vento scirocco, il canto del barcaiolo, il suono del mandolino, del flauto, della cornamusa, del corno e il suono cadenzato dei battiti dell’incudine. Il concetto che Foscolo vuole esprimere è quello dell’armonia cosmica di derivazione dal pensiero pitagorico e presente in tutta la sua opera letteraria: il mondo delle sfere celesti è retto da leggi musicali che creano un’armonia cosmica in cui il maggiore o minore grado di armonia crea perfezione o imperfezione, vizio o virtù, felicità e dolore.
Complessivamente, questi versi ci presentano le convinzioni etiche ed estetiche del poeta, cioè la funzione dell’arte e della musica come ingentilimento dei costumi dell’uomo: la diffusione della melodia prodotta dal canto e dal suono degli strumenti musicali diventa il simbolo di un’armonia superiore che stimola l’uomo e lo conduce verso il progresso.
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