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Foscolo – La critica


Ugo Foscolo si pone sulla scena italiana durante l’età napoleonica. Era un uomo irrequieto, ma nella sua personalità c’era anche quel senso di armonia poiché sognava sempre una vita tranquilla.
Nella sua poetica egli cercava di mostrare che almeno uno dei valori spirituali rimane in eterno, la Bellezza, essa è la realtà e rende eterna la persona che la possiede. La Bellezza del Foscolo viene intesa come armonia che inquieta l’uomo dai suoi struggimenti, la poesia ha il compito di rendere eterna la bellezza, ed è la realizzazione degli ideali e dei sogni dell’uomo.
Foscolo era ossessionato dalla paura di non essere ricordato dopo la morte, egli cercava di fare delle cose che avrebbero lasciato tracce della sua personalità per essere ricordato o ammirato.
Il tormento interiore e la ricerca della pace sono espressi nel sonetto “Alla sera”; il motivo della patria, con la sua nostalgia di esule viene espresso nei versi “A Zacinto”. In un altro sonetto “In morte del fratello Giovanni” il poeta ci parla delle tragiche vicende che colpiscono la sua famiglia, simboleggiate nel dolore della madre che viene privata dai suoi figli: uno morto ancora giovane e l’altro condannato all’esilio.
Foscolo si rese conto che alla luce della ragione, la patria, la bellezza (femminile e della natura), la libertà, l’amore e la giustizia erano delle illusioni, ma senza di essi la vita non avrebbe avuto senso.
Il poeta, con le sue illusioni, voleva incitare gli uomini ad agire e a perseguire i loro ideali, per poi essere ricordati dopo la morte.
La poesia rende eterna la vita; infatti Foscolo credeva nell’immortalità dell’arte, l’uomo sopravvive grazie all’arte.
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