Fabrizio Del Dongo
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Concetti Chiave

  • Solimano osserva la battaglia dall'alto come uno spettacolo tragico, riflettendo sull'esistenza umana e sul destino ineluttabile.
  • Nonostante il desiderio di combattere, Solimano esce da solo in battaglia, affrontando mille nemici con coraggio, seguito poi dai suoi compagni.
  • Solimano è un sovrano senza regno, ferito nell'onore, che non rinuncia mai alla riscossa e mantiene sempre la sua dignità regale.
  • Durante il duello con Rinaldo, Solimano è preso da una paralisi metafisica, consapevole del destino inevitabile, ma senza perdere la sua fierezza.
  • La morte di Solimano è vista come il compiersi di un destino contro cui nulla può, rendendolo un personaggio grandioso e ammirevole tra i pagani.

Indice

  1. Parafrasi LXXIII
  2. Parafrasi LXXIV
  3. Parafrasi LXXV
  4. Parafrasi LXXVI
  5. Parafrasi CIV
  6. Parafrasi CV
  7. Parafrasi CVI
  8. Parafrasi CVII
  9. Sintesi
  10. La figura di Solimano
  11. Solimano osserva la vita come uno spettacolo tragico
  12. Il duello e la morte

Parafrasi LXXIII

Ora, mentre il tal modo si svolgeva il feroce combattimento
fra l’esercito cristiano e quello pagano,
il feroce saraceno Solimano salì sul punto di avvistamento in cima alla torre
e, per quanto lontano, si mise ad osservare,
come se fosse in un teatro o in un campo destinato alle gare sportive,
le tragiche vicende [della battaglia] simbolo dell’umana condizione universale:
i vari assalti, le armi causa dell’orrore portato dalla morte
e le conseguenze del caso e del destino

Parafrasi LXXIV

Rimase molto stupefatto e meravigliato
Inizialmente a vedere [quanto si presentava davanti ai suoi occhi], poi si riprese,
e desiderò trovarsi anch’esso in azione
in mezzo al campo di battaglia [in cui si compiono] imprese coraggiose.
Non indugiò nel dar corso al suo desiderio,
e rapidamente si armò dell’elmo, dato che indossava già tutta l’armatura:
-Su, avanti, - gridò – non indugiamo ulteriormente:
bisogna che si vinca o si perisca [in battaglia]. –

Parafrasi LXXV

O che sia stata l’imperscrutabile volontà divina
che inspirava in lui quel furioso desiderio di combattere,
affinché in quel giorno fossero cancellati
gli ultimi resti del regno di Palestina;
o che sia stata la morte ormai vicina
che gli stava andando incontro, prova un forte stimolo,
con impeto apre rapidamente
la porta, e si lancia inaspettatamente nel bel mezzo della battaglia.

Parafrasi LXXVI

E non aspetta nemmeno che i compagni [d’arme]
accettino le feroci sollecitazioni (=che i compagni d’arme accettino di seguirlo in battaglia); esce da solo,
e da solo sfida mille nemici tutti insieme,
e da solo si è lanciato fra mille [nemici] dando prova di coraggio.
Ma entusiasmati dal suo impeto,
gli fanno seguito gli altri e lo stesso [re] Aladino.
[Ci fu] chi ebbe paura, chi mostrò prudenza o chi non temeva nulla:
questo fu il frutto più del furore che della speranza [di riportare la vittoria]

Solimano costringe alla fuga i Guasconi e ci mancò poco che non avesse la meglio su Raimondo, difense strenuamente da Rinaldo. Poi uccide i due sposi Gildippe e Odoardo che caddero insieme come insieme erano vissuto. Dopo queste dimostrazioni di estremo valore, Solimano affronta Rinaldo in duello, preso, però da una titubanza per lui insolita.

Parafrasi CIV

Lo stupore [di fronte al colpo con cui Rinaldo ha appena abbattuto Adrasto], misto a spavento e ad orrore,
il sangue e le grida terrificano tutti coloro che sono intorno
e Solimano, che ha visto quel colpo fuori del comune,
è preso da turbamento e diventa pallido,
e intuito chiaramente che presto morirà,
non si decide ed è incerto sul da farsi;
in lui questo è un comportamento insolito, ma quale
degli avvenimenti terreni non governa la legge divina?

Parafrasi CV

Come la persona malata e presa da pazzia, a volte,
durante i suoi brevi sonni ha degli incubi,
gli sembra di sforzarsi intensamente per slanciare
le membra nella corsa e si si sforzi inutilmente,
poiché sforzandosi più di quanto non possa,
il piede e la mano non seguono [la sua volontà],
a volte vorrebbe parlare,
ma né voce, né le parole escono [dalla bocca];

Parafrasi CVI

Così, allora, Solimano vorrebbe trascinarsi
all’assalto [superando questo momento di paralisi] e fa di tutto per sforzarsi,
ma in se non ritrova il solito impeto,
e nemmeno riconosce il fatto che le forze in lui siano diminuite.
In lui sorgono tante scintille di coraggio
e altrettante si spengono all’interno di segreto e intimo terrore.
Nel suo cuore agiscono sentimenti contrastanti,
ma non pensa mai di fuggire o di ritirarsi dalla battaglia.

Parafrasi CVII

Il vincitore [Rinaldo, reduce dal combattimento vittorioso con Adrasto] arriva preso da incertezza
e nel giungere (o almeno così sembra a lui) viene avanti
velocemente e pieno di impeto
la sua figura è talmente maestosa da rendere irrilevante ogni altra figura mortale.
Al Solimano poco resiste (= rimane fiero e valoroso anche se ferito); sebbene in punto di morte,
non dimentica le sue nobili consuetudini di guerriero (non tenta di fuggire, né chiede pietà)
non decide di fuggire, né si lamenta,
e conserva il suo comportamento fiero e maestoso.

Sintesi

Il racconto della fine di Solimano si divide in due parti: Nella prima, vediamo il personaggio che dall’alto della torre di David contempla la battaglia in corso che si svolge in basso, sotto i suoi occhi. Questa è l’occasione di meditare sulla tragica condizione esistenziale dell’uomo, come sforzo inutile e soggetto dei disegni capricciosi della fortuna, e di eventi di cui egli non può avere alcun controllo. Nell’altra, Solimano affronta in duello Rinaldo. Pur non avendo alcun speranza di uscirne vivo, Solimano non soccombe perché è meno valoroso e meno abile dell’avversario. Alla fine, una strana paralisi avvia Solimano verso la morte come se si consegnasse al destino ineluttabile.

La figura di Solimano

Solimano era il re dei Turchi e durante il loro passaggio, i Crociati lo avevano sconfitto due volte, a Nicea e a Antiochia e successivamente spodestato. Pertanto, egli era diventato un sovrano senza regno, ferito nell’onore e accanito contro la fortuna avversa. Per questo motivo era entrato a servizio del re d’Egitto, aveva assoldato dei predoni arabi e aveva con essi impedito ai Cristiani di rifornirsi. Si tratta di un personaggio dal carattere molto “politico”. Egli ha sempre presente il suo regno e tale ricordo motiva sempre le sue azioni. Non rinuncia mai alla riscossa e mantiene sempre la sua dignità regale. Tuttavia, man mano che capisce di essere sempre più vicino alla morte, si rende conto che il sui progetto di rivincita diventa improbabile.

Solimano osserva la vita come uno spettacolo tragico

Dall’alto della torre di avvistamento chiamata Torre di David, Solimano osserva il compiersi della tragedia di un popolo da cui tra origine una meditazione sulla tragicità dell’esistenza umana. Il tasso rappresenta tale tragicità con la metafore del teatro ve del campo sportivo in cui si tengono le gare agonistiche. Solimano diventa uno spettatore che guarda, senza nulla poter fare, il compiersi dello spettacolo. La tragedia è vera perché coincide con la vita stessa che noi tutti viviamo. In tal modo, il Tasso affida al punto di vista dei vinti (= Solimano) un senso pessimistico della condizione esistenziale dell’uomo che va ben oltre la contingenza storica, vissuta da Goffredo di Buglione. Se da un lato, Solimano osserva dalla torre il compiersi di un disegno della Provvidenza divina cha ha previsto la liberazione del Sepolcro, dall’altro, il destino di sventura coinvolge tutti, cristiani e musulmani, al di là di ogni ideologia.

Il duello e la morte

Quando Rinaldo si avvicina a Solimano, quest’ultimo cade in preda ad una forte irresolutezza. Questa indecisione non è paura, ma consapevolezza di un destino contro il quale ogni è vana. Solimano non teme il pericolo, ma capisce che sta per morire e viene travolto da tutta una serie di sentimenti negativi che, una volta arrivato al cospetto di Rinaldo lo inducono a nemmeno combattere. Tuttavia, si ricorda di essere un guerriero e deve mantenere gli presi per cui non fugge e nemmeno si lamenta e ogni sua azione sarà ricordata come valorosa. Diversa è la posizione di Rinaldo. Occorre precisare che Rinaldo non è un avversario terreno, egli rappresenta il destino stesso e la sua ineluttabilità e tragicità. Il fatto che Solimano cada sotto i colpi inferti da Rinaldo è un fatto secondario perché egli è soprattutto vittima di una sorta di timore metafisico che lo paralizza, cioè della presa di coscienza di un destino a cui nessuno può sfuggire. Per questo motivo, Solimano ci appare un personaggio degno e grandioso, il più ammirevole fra tutti gli eroi pagani.

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