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La Gerusalemme Liberatacanto V – riassunto


Personaggi: Armida – Gernardo (successore dei re norvegesi) – Eustazio – Rinaldo – Tancredi – Goffredo – Guelfo (zio di Rinaldo) – Arnaldo (amico di Gernardo) – ambasciatore della flotta ligure

Mentre Armida, con le sue lusinghe, sta attirando verso di lei i cavalieri cristiani, Goffredo decide che gli Avventurieri eleggano il successore di Dudone, ucciso dall’ Infedele Argante e che, a sua volta, l’eletto scelga i dieci Avventurieri incaricati di aiutare Armida nella riconquista di Damasco. Eustazio, vedendo in Rinaldo un pericoloso rivale, lo vuole allontanare da Armida re, trattolo in disparte, gli promette tutto il suo aiuto per diventare capo degli Avventurieri, purché egli, una volta eletto, lo scelga tra i dieci che dovranno soccorrere la ragazza. Rinaldo, pur capendo i nascosti pensieri di Eustazio accetta anche perché in lui è più forte il desiderio di vendicare Dudone che non l’attrattiva verso Armida.

Si fa però avanti Gernando, discendente da re norvegesi, che non approva la nomina di Rinaldo come capo degli Avventurieri. Nel suo pensiero egli è condizionato dalla volontà di Satana che vuole portare fra i Crociati la discordia. Per raggiungere il suo fine, Gernando comincia a screditare pubblicamente il rivale accusandolo di superbia e di vanità ed incapace di ricoprire tale ruolo perché troppo giovane. Addirittura si reca nel luogo dove i cavalieri si stavano esercitando e rinnova le accuse contro Rinaldo. Costui, di fronte a tante parole oltraggiose, non sapendo più trattenersi, sguaina la spada e lanciandosi contro Gernando, lo uccide. Attratto dal tumulto, arriva Goffreddo e di fronte a lui, Arnaldo, amico di Gernardo, ricorda la legge che vieta ai Crociati di battersi in duello e domanda che Rinaldo sia, per questo, messo a morte.
A favore di Rinaldo, interviene Tancredi ricordando i suoi meriti ed i suoi pregi e sostenendo che la legge non può essere uguale per tutti. Ma Goffredo non accetta la difesa di Tancredi e vuole applicare la legge, chiunque sia il colpevole, senza fare differenze. A questo punto Tancredi consiglia a Rinaldo di lasciare l’accampamento e di recarsi in Antiochia presso Boemondo, così quando arriverà l’esercito del re d’Egitto, i Crociati sentiranno la mancanza del suo valore. Rinaldo, che inizialmente era disposto a difendere la propria libertà anche le armi, si arrende ed accetta il consiglio dell’amico, fra l’altro esortato anche dallo zio Guelfo.
Dopo la partenza del nipote, Guelfo si reca da Goffredo il quale chiede che Rinaldo venga spontaneamente per chiedere perdono del delitto commesso. Guelfo prima difende Rinaldo in nome delle leggi dell’onore, poi informa Goffredo che egli ha lasciato l’accampamento, pronto, tuttavia, a punire con la spada chiunque intenda ancora oltraggiarlo. A tale notizia, Goffredo dichiara chiusa la contesa.
Intanto Armida continua la sia opera di seduzione, ma non riesce ad attirare a sé, né Goffredo, né Tancredi. Il primo disprezza ogni piacere mondano ed ha tutti i suoi pensieri rivolti a Dio, mentre il secondo non pensa che a Clorinda.
Intanto è arrivato il momento di scegliere i dieci avventurieri. Poiché tutti vorrebbero far parte della schiera dei dieci, Goffredo decide di tirare a sorte. Gli esclusi imprecano contro l’avversa sfortuna, ma molti decidono comunque di seguire la donna approfittando delle tenebre e fra questi anche Eustazio. Quando Goffredo si accorge della loro partenza viene assalito da un triste presentimento.
Mentre egli sta pensando al danno arrecatogli da tanti valorosi cavalieri, giunge un ambasciatore, inviato da Gugliemo Embrìaco, capo della flotta ligure, che sui occupava dei rifornimenti via mare per informarlo che la flotta egiziana sta arrivando e che i cavalli ed i cammelli sono stati presi d’assalto e depredati dei viveri che trasportavano per cui è urgente inviare dei guerrieri per proteggere le comunicazioni via mare. Questa notizia si trasforma in una minaccia di carestia, ma Goffredo rincuora i suoi uomini, ricordando che con l’aiuto di Dio, fino ad ora essi hanno superato tante difficoltà e non c’è motivo di temere di morire di fame.

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