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La Gerusalemme Liberata – canto IX - riassunto


Personaggi: Astagorre – Aletto - Solimano – Latino e i cinque figli – Argante – Clorinda – Argillano - Lesbino

Goffredo è appena riuscito a sedare il tumulto, voluto dal dèmone Astagorre, quando un altro dèmone, Aletto, medita altri interventi dannosi.
Sapendo che i Crociati sono privi di Rinaldo e di Tancredi, due dei più valorosi cavalieri, Aletto, sotto le sembianze di un vecchio consigliere, vola da Solimano, rifugiatosi presso il re d’Egitto per consigliarlo ad assalire di notte il campo cristiano per vendicarsi e riprendersi il territorio che egli era stato sottratto. Comprendendo che il consiglio proviene da una forza sovrumana, Solimano, convince e rincuora le sue truppe, inoltre il dèmone vola dal re Aladino per informarlo che stanno arrivando rinforzi.

Solimano, con l’aiuto delle forze infernali, fa strage dell’avanguardia francese costringendola ad una fuga precipitosa. Le forze arabe sono simili ad una tempesta che viene giù dai monti, ad un fiume in piena che travolge alberi e case e ad un fulmine che si scaglia sulle torri e vi appicca il fuoco. Fra i Cristiani, vi è il vecchio guerriero Latino che come sempre, anche in questa circostanza ha insieme i suoi cinque figli. Vedendo che Solimano fa strage dei fuggitivi, Latino esorta i cinque figli ad assalire il nemico, ma restano tutti uccisi dalla ferocia di Solimano. Allora il vecchio Latino si lancia contro Solimano, ma costui, più che mai furibondo, gli infrange lo scudo, gli fende la corazza e gli affonda la spada nelle viscere. Così anche il vecchio Latino viene ucciso ed è paragonato al crollo di un vecchio albero dell’Appennino, stroncato dalla bufera. Nel frattempo anche Clorinda e Argante si lanciano anch’essi all’assalto dei Cristiani. Allora Goffredo, dopo aver ordinato Guelfo di muoversi contro Clorinda ed Argante, cerca di raccogliere intorno a sé tutti i fuggiaschi possibile per indirizzarli contro gli Infedeli e decide di affrontare da solo Solimano. A questo punto, Dio, nel vedere che i Cristiani stanno avendo la peggio, interviene chiamando a sé l’arcangelo Michele ordinandogli di ricacciare all’inferno i dèmoni. Tuttavia, nonostante la scomparsa delle potenze infernali, Argante e Clorinda continuano a fare strage. Sul far dell’aurora, Argillano, per emendare i suoi passati errori, riesce a liberarsi delle catene ed entra in campo a fianco dei Cristiani ed uccide alcuni Infedeli di spicco. Tra la folla dei nemici intravede un giovanissimo paggio di Solimano, di nome Lesbino, dall’aspetto dolce e delicato, che cavalca un cavallo bianco. Argillano, dopo averlo disarcionato, gli salta sopra con la spada e nonostante le suppliche del ragazzo, lo uccide. Solimano. Che ha visto da lontano la scena, interviene in aiuto del suo paggio, ma arriva troppo tardi e non gli resta che sciogliersi in lacrime di fronte al giovane morto. Poi dalla pietà passa alla vendetta, lanciandosi contro Argillano: lo uccide e infierisce sul suo corpo, come un cane mastino inferocito.
Improvvisamente, arrivano cinquanta guerrieri che fanno strage di Arabi e di Turchi, costringendoli alla ritirata. La fuga è precipitosa ed i Cristiani ne approfittano per fare un’orribile strage. Solimano è nel dubbio: o ritirarsi od uccidersi. Decide di ritirarsi, meditando, però, di prendersi presto una dura vendetta.
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