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La Gerusalemme Liberatacanto XIX – riassunto


Personaggi: Argante – Tancredi – Solimano – Raimondo – Goffredo – Rinaldo – Emuiremo - Ormondo – Adrasto - Tisaferno – Altamoro - Armida

Per quanto tutti i difensori delle mura di Gerusalemme si siano ormai ritirati, Argante continua a combattere. Sopraggiunge Tancredi che lo colpisce e Argante, avendolo riconosciuto, lo apostrofa in modo ironico, chiamandolo coraggioso uccisore di donne e chiedendogli perché si fa avanti per riprendere il duello solo ora, in presenza di tanti soldati compagni e di macchine da guerra. Tancredi respinge l’accusa di viltà ed esorta l’avversario ad uscire allo scoperto per combattere in duello. Quindi i due si avviano verso un luogo isolato, adatto per battersi. Più agile e più veloce di mano e di piedi, mentre Argante è più alto e le sue membra sono più massicce. La tecnica è diversa: Tancredi ha bisogno di accorciare le distanze, cercando quindi di sviare la spada di Argante e potersi avventare contro di lui. Invece, Argante cerca la distanza e protende continuamente la spada contro il volto di Tancredi. Inizialmente Tancredi non riesce a schivare un colpo nel fianco che lo ferisce, tuttavia reagisce mirando con la spada agli occhi di Argante che ribatte il colpo. Allora Tancredi, con estrema velocità, afferra il braccio destro dell’avversario e lo colpisce mortalmente al fianco.

Ad un certo punto, Argante, nel tentativo di liberare il braccio rimasto prigioniero, abbandona la spada e finisce sotto Tancredi. Allora, entrambi si avvincono lottando corpo a corpo. Balzati poi in piedi, il duello riprende con maggior vigore.
Tancredi ha riportato diverse ferite e perde sangue e Argante, anch’esso ferito in più parti del corpo, comincia a dare segni di stanchezza. Tancredi, accorgendosi che Argante sta vibrando colpi sempre più deboli, lo invita ad arrendersi, ma inutilmente perché il Circasso (cioè Argante) più che mai furibondo, rifiuta ogni resa. IN uno sforzo estremo, Argante impugna la spada con entrambi le mani e colpisce Tancredi in più punti. Cerca di rinnovare il colpo, ma Tancredi, molto agilmente, riesce a schivarlo ed allora Argante, trascinato dal suo stesso peso, stramazza a terra. La caduta allarga le ferite ed il sangue esce a fiotti. Tancredi invita una seconda volta il suo nemico ad arrendersi, ma Argante rifiuta di nuovo e, a tradimento, colpisce Tancredi al tallone. Tancredi, infuriato, uccide il Circasso attraversandogli più volte la visiera con la spada. Quindi si avvia per l’accampamento ma, debole ed esangue cade svenuto a poca distanza dal suo nemico ucciso.
Nel frattempo, Rinaldo riesce a penetrare nel tempio di Salomone ed insieme ai Crociati che lo seguono, fa una grande strage di nemici, pur risparmiando gli inermi che fuggono solo vedendolo. Da parte sua, Solimano raccoglie nella grande torre di David i guerrieri rimasti e fra essi anche il re Aladino. Con una grossa mazza di ferro uccide o atterra tutti i Crociati che osano avvicinarsi e fra questi anche Raimondo di Tolosa. I Crociati accorrono allora in difesa di Raimondo e giungono anche Goffredo e Rinaldo. Solimano, come difesa, reagisce rinchiudendo tutti i suoi nella torre come farebbe un pastore con le sue pecore con il sopraggiungere della tempesta.
Intanto cala la notte e Goffredo fa suonare la raccolta, ordina di continuare l’assalto il giorni seguente, di curare i feriti e cessare il saccheggio. Nello stesso tempo, Solimano rincuora i superstiti informandoli che l’esercito egiziano sta per arrivare.
Intanto Vafrino è arrivato nell’accampamento egiziano che è talmente esteso che sembra raccogliere tutta l’Africa e l’Asia. Innanzitutto egli osserva tutto con attenzione e con molta disinvoltura, riuscendo ad arrivare fino alla capo supremo Emiremo. Poichè la tenda è sdrucita, può vedere ciò che succede all’interno e per raggiungere con più sicurezza tale scopo, finge di accomodarla Vede Emiremo che parla con uomo alto e dal volto truce e viene a scoprire che i due stanno tramando l’uccisione di Goffredo. L’uomo che si chiama Ormondo ed assicurando di poter riuscire nell’intento, come premio chiede solo le armi di Goffredo. Purtroppo Vafrino non riesce a captare come sarà messo in atto tale progetto e per questo, il giorno successivo si mette in moto per avere informazioni più precise. Durante la sua ricerca, intravede Armida circondata da alcuni cavalieri, fra cui Adrasto, Tisaferno ed Altamoro, a cui essa ricorda la loro promessa di vendicarla uccidendo Rinaldo. Lo scudiero disposto a tutto pur di scoprire la verità, si avvicina ad una fanciulla e le si offre come campione promettendole, in cambio, di uccidere Rinaldo o lo stesso Goffredo. Ma un’altra fanciulla che era nei paraggi si fa avanti e fingendolo di sceglierlo come suo cavaliere, lo chiama in disparte per dirgli di averlo riconosciuto per Vafrino. All’inizio, lo scudiero nega, ma la fanciulla dichiara di essere Erminia e di averlo riconosciuto perché è proprio lui che la curò quando essa era prigioniera di Tancredi, dopo la presa di Antiochia. Quindi lo prega di condurla al campo cristiano ed in cambio gli fornirà preziose informazioni sulla congiura contro Goffredo.
Vafrino, pur diffidando, accetta ed Erminia gli racconta le sue avventure. Racconta anche che il giorno della battaglia fra Cristiani ed Egiziani, otto guerrieri fra cui Ormondo si erano travestiti con le insegne del condottiero crociato con lo scopo di ucciderlo ed avevano chiesto la sua collaborazione, dato che che si sapeva che era stata a lungo fra i Cristiani: per questo aveva deciso di fuggire. C’era però un’altra ragione che l’aveva spinta alla fuga, di cui arrossisce e prova vergogna a parlarne, perché il vero movente della fuga era l’amore per Tancredi. Alla fine, indotta da Vafrino, abbandona ogni ritegno e completa il suo racconto. Dopo la presa di Antiochia, Erminia era diventata prigioniera di Tancredi. L’eroe cristiano l’aveva trattata bene e addirittura le aveva dato la libertà ed essa si era innamorata segretamente di lui. In seguito, venuta a sapere che era stato ferito nel duello con Argante era partita verso il campo cristiano alla ricerca del suo amante. Inseguita da un drappello di crociati, si era rifugiata presso alcuni pastori. Successivamente aveva di nuovo tentato di tornare al campo cristiano, ma sorpresa da una banda di predoni egiziani, era stata portata a Gaza e regalata a Emiremo.
Terminato il racconto, i due si incamminano verso Gerusalemme attraverso la strada più breve. Ad un certo punto si imbattono in un guerriero morto dalla cui armatura capiscono che si tratta cdi un pagano. Poco lontano, scorgono un altro corpo, questa volta tutto vestito di nero; Vafrino capisce che sui tratta di un Crociato e, scoprendone il volto, riconosce Tancredi, il suo signore gridando che esso è morto. Alle grida di Vafrino, Erminia accorre come una forsennata, si dispera e scoppia in lacrime, pronunciando disperate parole d’amore. Tancredi, bagnato dalle lacrime della donna, riprende conoscenza ed apre gli occhi. Vafrino inizia allora ad esaminare con attenzione le ferite del suo signore, mentre Erminia si recide le chiome per farne delle bende. All’inizio Tancredi riconosce sono il suo scudiero, ma non Erminia che tuttavia gli fa adagiare la testa nel suo grembo. Mentre Vafrino sta pensando come trasportare il corpo di Tancredi, sopraggiunge un drappello di cavalieri cristiani che si fanno carico del corpo dell’eroe e, secondo il volere di quest’ultimo, lo trasportano a Gerusalemme per adagiarlo su di un soffice letto di piume dove viene preso da un placido sonno. Da parte sua, lo scudiero trova per Erminia una sistemazione al riparo, ma non lontano dal luogo in cui sta riposando Tancredi.
Quindi Vafrino sui reca da Goffredo per riferirgli che l’attacco egiziano avverrà fra due giorni, che l’esercito egiziano è molto numeroso, ma male organizzato, che Armida è risoluta a fare uccidere Tancredi che si sta tramando una congiura per uccidere Goffredo. Raimondo di Tolosa dà alcuni consigli a Goffredo, suggerendogli fra l’altro, di uscire dall’accampamento con diverse insegne al fine di poter sventare la congiura. Il Capitano accetta i consigli, ma fiducioso della vittoria, decide di scendere in campo aperto contro il nemico.
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