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La Gerusalemme Liberata – canto XVIII – riassunto

Personaggi: Rinaldo – Goffredo – Pier l’ Ermita – Armida e le streghe Ninfe – Gugliemo Embrìaco - Tancredi – Vafrino, lo scudiero di Tancredi – Eustazio – gli spiriti di Udone, Ugone e Ademaro -

Rinaldo, incontrandosi con Goffredo, gli chiede perdono per aver ucciso Gernando e si dichiara pronto ad ogni riparazione. Commosso, Goffredo lo abbraccia, dandogli l’incarico di liberare la selva dall’incantesimo infernale per poter poi permettere ai Crociati di ricavare la legna necessaria per la costruzione delle macchine da guerra.Interviene Pier l’Ermita che esorta Rinaldo a chiedere perdono a Dio, prima di recarsi nella selva incantata. Rinaldo fa quindi atto di penitenza e dopo aver confessato le proprie colpe, ottiene l’assoluzione. Poi, sempre su consiglio di Pier l’Ermita, si reca a pregare sul Monte Oliveto.

Durante il cammino verso il Monte, Rinaldo ammira le bellezze del cielo notturno e quelle del primo mattino. Arrivato, si inginocchia e volgendo gli occhi verso l’Oriente, prega Dio affinché lo perdoni e faccia ricadere su di lui la sua grazia divina. Mentre sta pregando, la luce dell’aurora illumina il suo elmo e le sue armi e nel contempo egli si sente accarezzato da una piacevole brezza mentre le gocce di rugiada trasformano la sua veste da color cenere in bianco candido.
Ottenuto così il perdono di Dio, Rinaldo si avvia, baldanzoso, verso la selva incantata. La sensazione che prova attraversando la selva è molto piacevole: un sommesso mormorio del ruscello, dei suoni di organi e di cetre, un dolcissimo canto di uccelli, una soave armonia di Ninfe e di Sirene. Dovunque Rinaldo posa il piede scaturisce una fonte o germoglia un fiore. Mentre l’eroe si guarda intorno per capire da dove provenga il coro di voci umane ed i suoni degli strumenti musicali, vede un’ampia radura in mezzo alla qaule si innalza un alto mirto. Rinaldo si dirige verso di esso ed improvvisamente numerose querce si fendono e da ognuna di esce una ninfa con le braccia nude, le vesti succinte e con le chiome sciolte che si mettono tutte a danzare intorno a Rinaldo al suono del liuto, della cetra o del violino. Mentre esse ballano, anche il mirto si fende per far uscire una donna bellissima che ha le fattezze di Armida. Essa si rivolge all’eroe, lo invita a deporre l’elmo e a concederle il suo amore come un tempo, ma Rinaldo è prudente e si avvicina al mirto per reciderlo. Allora la donna si stringe al tronco dell’albero gridando di uccidere lei piuttosto che la pianta che le è così cara. Rinaldo, incurante della preghiera, continua a colpire il mirto e a questo punto Armida si trasforma in un gigante dalle cento braccia ed impugna cinquanta spade e fa rintronare cinquanta scudi mentre le Ninfe si trasformano in altrettanti Ciclopi armati. Ma il giovane non si lascia intimorire e raddoppia i colpi contro il mirto, mentre tuoni e fulmini imperversano contro di lui. Alla fine, egli riesce a troncare il mirto che si rivela essere un noce, albero prediletto delle streghe. Allora, ad un tratto, cessano tutti gli incantesimi e la selva riprende il suo aspetto normale. Terminato il suo compito, Rinaldo si avvia verso l’accampamento, mentre Pier l’Eremita annuncia che gli incantesimi hanno avuto fine e che l’eroe sta ritornando vincitore. Rinaldo, presentatosi a Goffredo. lo avverte che ormai gli operai potranno tranquuillamente recarsi nella selva per tagliare il legname necessario.
A questo punto, in entrambi i campi, ci si sta preparando alla guerra. Gli operai cristiani dopo essersi recati nella selva e tagliati gli alberi necessari, sotto la guida di Guglielmo Embrìaco, costruiscono le macchine da guerra. Anche gli Infedeli si stanno preparando: costruiscono le macchine, rinforzano le mura e preparano materiale incendiario da lanciare contro i nemici.
Durante i lavori, una colomba inseguita da un falco si cala nel campo cristiano per rifugiarsi in grembo a Goffredo. Al collo essa reca un messaggio del re d’Egitto che annuncia al re Aladino che fra pochi giorni l’esercito egiziano sarà a Gerusalemme. La notizia della colomba viaggiatrice, fa sì che Goffredo affretti l’assalto finale e per questa impartisce le seguenti disposizioni:
- Raimondo di Tolosa assalirà la città con una delle grandi torri dal lato sud;
- Goffredo, con un’altra torre, prenderà d’assalto la città dal lato nord e poco lontano da lui Camillo eleverà la terza torre, facendo credere che è in questo punto che i Cristiani hanno convogliato tutte le forze
Raimondo propone di inviare un guerriero nel campo egiziano per conoscere l’importanza dell’esercito e capire le intenzioni degli Egiziani. Tancredi offre il suo scudiero, Vafrino, conoscitore di più lingue e molto abile nel cambiare voce e portamento.
Nel giorno che precede l’assalto, Goffredo fa confessare e comunicare tutto l’esercito poi ordina che il suo piano sia messo in esecuzione. Il mattino seguente inizia l’assalto e la battaglia è tremenda. Questi sono gli scontri che vedono impegnati tutti: il re Aladino si oppone a Raimondo di Tolosa, Solimano si oppone a Goffredo e Camillo, che ha con sé Tancredi, ha contro Argante. Se gli arcieri cristiani lanciano frecce avvelenate e le macchine da guerra scagliano pietre, gli Infedeli non sono da meno, lanciando anch’essi frecce, pietre e proiettili.
I guerrieri cristiani formano una testuggine con i loro scudi, mentre Tancredi drizza un’altissima scala che gli permette di giungere sulle mura, nonostante che i nemici gli scaglino dardi e pietre. Gli Infedeli, alla vista di Tancredi, accorrono per farlo precipitare, ma non ci riescono, anzi si apre un varco e lascia passere tutti coloro che stanno salendo dietro di lui, fra cui Eustazio, fratello minore di Goffredo. Altrove la battaglia ha vicende alterne. La torre su cui si trova a combattere Goffredo è minacciata da una grossa trave di ferro, usata dai nemici come un ariete, le cui funi di sostegno, per fortuna, vengono tagliate da due grandi falci e la trave, di conseguenza, cade trascinandosi dietro armi, soldati e lembi di mura. Ismeno reagisce inviando del fuoco, ma un vento provvidenziale respinge le fiamme verso l’interno della città ed esso viene travolto ed ucciso insieme a due maghe. È allora giunto il momento per Goffredo di far avvicinare la torre alle mura e gettare il ponte che Solimano accorre per tagliare. Il tentativo di Solimano è inutile perché improvvisamente compare la torre più piccola che lascia sbigottiti i Pagani. A questo momento a Goffredo appare l’arcangelo Gabriele per invitarlo ad osservare l’esercito celeste giunto in soccorso dei Cristiani. Goffredo scorge Ugone che smantella le mura nemiche, Dudone che assale porta nord, il vescovo Ademaro che benedice i soldati ed infine le tre schiere degli Angeli che appaiono sotto forma di cerchi. Scomparsa la visione, Goffredo si rende conto che i Crociati stanno vincendo da ogni parte. Allora, dopo aver tolto di mano all’alfiere il vessillo crociato, supera per primo il ponte; Solimano vedendo che nel frattempo Rinaldo sta seminando la strage, preferisce ritirarsi. Goffredo può così piantare il vessillo crociato sulle mura, fra le grida di gioia delle schiere. Quasi contemporaneamente, Tancredi riesce ad avere la meglio su Argante ed oltrepassa anch’egli le mura. Soltanto dove si trova Raimondo la difesa risulta più strenua; alla fine, però, il re Aladino abbandona ogni difesa e si ritira. I Crociati entrano così vincitori nella città, facendo una grande strage ovunque.

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