Molte sono le persone che affermano di possedere un talento o di essere negati in alcuni campi. Davvero dipende tutto dal possedere o no un'innata predisposizione?
A tal proposito il gruppo di ricerca King's College ha studiato l'influenza dell'ereditarietà sul rendimento scolastico. Analizzando 6600 coppie di gemelli si è scoperto che nelle materie come fisica e lingue straniere la predisposizione gioca un ruolo del 60%, in altre come quelle umanistiche del 50% e nella matematica addirittura del 70%.
Ha anche scoperto che negli studenti particolarmente brillanti sono quasi sempre presenti 74 geni specifici che associati ad un buon ambiente di crescita li porta ad eccellere. Tuttavia degli studi dell'università di Cambridge affermano che per diventare grandi in ogni campo, che sia matematica, scienze, sport, scrittura, disegno o altro, oltre a un minimo di predisposizione, un ruolo fondamentale lo giocano l'impegno, la bravura dei propri insegnanti e soprattutto la ferrea volontà di diventare i migliori.
Noi tutti guardiamo con ammirazione i grandi sportivi dai salotti di casa nostra, ci domandiamo come i grandi musicisti siano riusciti a comporre le soavi melodie che continuiamo a ricordare o come i grandi scienziati abbiano capito cosa c’è di straordinario dietro a ciò che ogni giorno osserviamo come fosse normale. Meraviglia, stupore, stima, adorazione… invidia. Sebbene a ognuno di noi sia capitato di invidiare un personaggio conosciuto da tutti e di voler avere le sue capacità, sono ben pochi quelli che si sono dati da fare per raggiungere il loro obiettivo.
È innegabile che Michael Jordan abbia un grande talento, ma lui stesso ammette di aver raggiunto quei risultati solo dedicando tutta la sua vita al basket e afferma che senza tutte le ore di duro lavoro in palestra non sarebbe arrivato da nessuna parte. Ha detto anche: “Il desiderio è la chiave della motivazione, ma è l'impegno deciso nel perseguire accanitamente il proprio obiettivo, un impegno alla perfezione, che vi permetterà di raggiungere il successo desiderato”.
Lo stesso Mozart fu costretto dal padre a esercitarsi dalle cinque alle otto ore al giorno nell’eseguire sinfonie con il violino e il clavicembalo sin dai quattro anni di età. Senza questa dedizione sarebbe comunque diventato uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi? No.
Anche Einstein, che noi tutti ricordiamo per aver rivoluzionato la fisica moderna, affermava di non avere talenti speciali ma di essere soltanto appassionatamente curioso.
Ognuno di noi ha delle doti che devono solo essere sviluppate, lavorate, migliorate per poter arrivare al proprio obiettivo; ma anche un uomo dal quoziente intellettivo fuori dal comune e dall’innata abilità in matematica senza conoscere regole e formule, senza essersi applicato facendo esercizio non potrebbe mai risolvere i problemi. Impegnandosi e sfruttando al meglio le sue doti potrebbe invece eccellere.
Molti di noi hanno talenti speciali ma pochi arrivano a farcela. Chi ha delle doti innate spesso si adagia sugli allori e ciò è la sua stessa rovina. La costanza, l'impegno, la passione ripagano sempre tutte le fatiche. Larry "the legend" Bird, un cestista dell'NBA, ha affermato: "Un vincente è qualcuno che riconosce il suo talento naturale, lavora sui suoi limiti per tramutarli in abilità, e usa queste abilità per raggiungere i propri obiettivi". L'impegno senza talento supera sempre il talento senza impegno.
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