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Zappi: In quell’età ch’io misurar solea

Testo

In quell’età che io misurar solea
Me col mio capro e il capro era maggiore
Io amava Clori e insino da quell’ore
Maraviglia e non donna a me parea.

Un dì le dissi “io t’amo” e’l disse il core
Poiché tanto la lingua non sapea et ella
Un bacio diemmi e mi dicea
Pargoletto ah non sai che cosa è amore no.

Recitativo

Ella d’altri s’accese altri di lei
Io poi giunsi all’età ch’uom s’innamora
L’età degli infelici affanni miei.

Clori or mi sprezza l’amo insin d’allora
Non si ricorda del mio amor costei

Io mi ricordo di quel bacio ancora.

Parafrasi

Durante l’età cui io ero solito misurare la mia altezza confrontandomi con un capretto, ed il capretto mi superava sempre, ero innamorato di Clori che in quegli anni mi appariva come una meraviglia e non come donna.
Un giorno le dissi: “Ti amo” e le parole furono dettate dal cuore perché le labbra non avrebbero mai avuto il coraggio di pronunciarle: ed essa mi dette un bacio e mi disse: “Fanciullo, tu non sai che cosa sia l’amore!”
Essa si innamorò di altri ed altri di lei: poi arrivai all’età in cui è normale che l’uomo si innamori, l’età degli infelici affanni d’amore [ma soprattutto affanni della memoria e della nostalgia]
Clori ora mi ignora, invece io continuo ad amarla: essa non si ricorda dell’amore che provavo per lei invece, io mi ricordo ancora quel bacio.

Commento

Dal punto di vista metrico si tratta di un sonetto articolato secondo lo schema tradizionale: ABBA/ABBA/CDC/DCD, in versi endecasillabi con due quartine incatenate e due terzine incrociate
In piena atmosfera arcadica, il poeta - pastorello ricorda gli anni della fanciullezza quando si innamorò di Clori, una ragazza dalla bellezza accecante. Il pastorello ebbe da lei un bacio ed alcune parole che denotano già una certa malizia è comunque la superiorità fisica e psicologica della ragazza. Da quel giorno sono passati diversi anni, ma quel bacio, rimasto impresso nella memoria del poeta-pastorello, ha acquistato un sapore nuovo, più struggente, mentre la ragazza non si ricorda di nulla. Da segnalare che agli inizi dell’ Ottocento il sonetto ebbe molta fama e veniva cantato accompagnato dalla musica. Dal punto di vista stilistico si notano diversi enjambements ed alcune allitterazioni (infelici/affanni)

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