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Giovanbattista Marino: Donna che cuce


Testo


È strale, è stral, non ago
Quel qu’opra in suo lavoro,
nova Aracne d’amor, colei qu’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge
di mille punte il cor mi passa e punge.
Misero, e quel sì vago
Sanguigno fil che tira,
tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
la bella man gradita,
è il fil de la mia vita

Parafrasi


È una freccia, è una freccia e non un ago quello che, per il suo lavoro, la moderna Aracne d’amore adopera, colei che io adoro; per mezzo del quale, mentre essa ricama e trapunta il bel lino, mi oltrepassa e mi punge il cuore con mille punture.
Povero me, e quel così bel filo color sangue che la bella e piacevole mano tira, tronca, si annoda si assottiglia, si torce si identifica con il filo della mia vita.

Commento


Dal punto di vista metrico, si tratta di un madrigale composto da 4 endecasillabi e da 6 settenari, in rima secondo il seguente schema: ABBCCDDEE.
Tra le rime ne possiamo individuare una ai vv. 4 e 5 costituita da una parola che rima con se stessa trapunge/punge. Si tratta di una rima ricca.
Il poeta è anche molto attento ad altri suoni come per esempio l’allitterazione, chiamata anche ripetizione dello stesso suono: “…..d’amor, colei ch’adoro”/tronca…. annoda…. assoitttiglia…. attorce”. La ripetizione “È strale, è stral…..” del primo verso è inserita per vincere l’incredulità del lettore
La composizione è interamente articolata sulla metafora dell’ago e del filo, due strumenti di lavoro della donna amata che il poeta assimila ad Aracne. Aracne è un personaggio della mitologia greca che resa superba dai lavori di ricamo che era in grado di compiere, ebbe il coraggio di sfidare la dea Minerva. La dea, irata, trasformò la ragazza in ragno. Anche l’aggettivo “sanguigno” del v.7 è collegato ad una metafora: il filo/sangue. La metafora ha il significato seguente: l’ago della donna che ricama il bel lino diventa uno strale che arriva al cuore del poeta per pungerlo e trapassarlo. Contemporaneamente, anche il filo color sangue che la donna sa maneggiare con tanta abilità, diventa la metafora della vita totalmente in mano alla donna ed i bel lino diventa la metafora del cuore. L’immagine della morte e della sofferenza è sottintesa perché il filo viene torto, assottigliano, annodato, spezzato, ma il poeta non esprime dolore, perché la bella mano che lavora della donna è definita “gradita”.
In conclusione si può dire che il poeta ha trasformato un’azione quotidiana e molto domestica in una forma di virtuosismo poetico, nell’ottica di creare sorpresa e stupore nel lettore.
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