Sulla fantasia e la poesia dai Principi di una Scienza Nuova di Giambattista Vico


Vico chiamò “degnità” alcune affermazioni di carattere generale che non avevano bisogno di dimostrazioni, premettendole alla sua opera più importante, Princìpi di una Scienza Nuova.
Queste “degnità” sono princìpi fondamentali, degni di fede assoluta e indubitabile, in cui è condensato, in efficacissime sintesi, alcune delle quali brevissime, il pensiero dello scrittore.
Quali argomenti trattano le “degnità”? si tratta, nell’ordine, dei seguenti argomenti: “La forza della fantasia”; “La poesia (che) dà vita alle cose inanimate”; “I tre stadi della conoscenza”; “Il progressivo corrompersi degli individui”; “Il progressivo corrompersi dei popoli”; “Il canto come intimo bisogno dell’animo”.
Il Vico distingue la fantasia, facoltà poetica per eccellenza, dalla ragione, la facoltà propria dei filosofi. In queste “degnità”, lo scrittore spiega che la fantasia è una proprietà dei fanciulli e dei popoli giovani, che si manifesta quando il raziocinio è ancora debole, per poi declinare in modo inversamente proporzionale al crescere di quest’ultimo. Sono teorie che precorrono quelle romantiche, considerando la poesia come espressione di una facoltà spirituale indipendente dalla ragione.
Quali sono, per Vico, le tre fasi del corso storico, corrispondenti ai tre stadi dello sviluppo dell’individuo? Si tratta, nell’ordine, delle fasi della sensibilità, dell’immaginazione e della riflessione: “Gli uomini prima sentono senz’avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura”.
Quale parabola compie l’umanità? L’umanità passa da una condizione di vita quasi ferina(“gli uomini prima sentono il necessario”) alla civiltà (“dipoi badano all’utile, appresso avvertiscono il comodo, più innanzi si dilettano del piacere”), infine alla corruzione e al dilapidare le risorse (“quindi si dissolvono nel lusso, e finalmente impazzano in istrapazzar le sostanze”).
Quali funzioni il Vico attribuisceal mito ed alla poesia? Mito e poesia nascono entrambi dalla fantasia e costituiscono le prime forme, del tutto spontanee e naturali, della comunicazione e della conoscenza.
Essi si esprimono mediante un linguaggio povero di parole, fatto soprattutto di gestualità, ricco di pathos e quasi del tutto privo di ragione.
Dai miti e dalla poesia, che sono i primi elementi della cultura, si origina la civiltà. I miti, in particolare, non rappresentano un modo rozzo di pensare e di comunicare, bensì sono dei mezzi primordiali della conoscenza, appartenenti ed un’epoca in cui l’elaborazione concettuale era ancora allo stato potenziale.
Le “degnità” si segnalano per uno stile asciutto e lapidario, per il tono solenne e per lo straordinario vigore espressivo.
Qual è, usando le parole del Vico, “il più sublime lavoro della poesia”? Il compito della poesia “è alle cose insensate dare senso e passione”, cioè attribuire sensibilità e vita alle cose inanimate.
La poesia, come capacità creatrice di miti, è il prodotto di passioni ed affetti, a differenza della filosofia che si forma sulla base della riflessione raziocinante. Ne consegue che la poesia raggiunge la verità mediante il particolare, mentre la conoscenza razionale si avvicina ad essa attraverso gli universali.
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