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Paolo Rolli – La neve è alla montagna, l’inverno si avvicina-Commento

Paolo Rolli nacque nel 1687 ed entrò a far parte dell’Arcadia col nome di Eulibio Brentiatico. Dal 1715 al 1744 si trasferì’ a Londra per ricoprire l’incarico di precettore del figlio del re Giorgio II. Morì nel 1765.
La canzonetta si compone di ventidue quartine in versi settenari. Esse sono riunite a coppie in modo da costituire un complesso di strofe unico. L’articolazione delle rime e la tipologia dei versi adoperati è particolarmente complessa ed artificiosa.
Essa ebbe molto successo nel XVIII secolo e le imitazioni furono numerose. Il mondo che vi compare è quello pastorale tipico dell’Arcadia, con il gusto di travestire le dame ed i cavalieri in pastorelle e pastori, pieni di grazia, di gentilezza e di leziosità che trasferiscono nelle capanne e nei boschetti l’eleganza e la musicalità dei salotti settecenteschi. Anche ne Rinascimento, con Jacopo Sannazzaro era presente il mondo pastorale, sebbene con una connotazione diversa. Il Sannazzarro fingeva che i suoi personaggi fossero davvero dei pastori, anche se i loro modo di fare non era rozzo. Invece i cavalieri e le damine del Rolli, o comunque dell’Arcadia, pur recitando una parte bucolica, non fanno nulla per nascondere la loro reale identità: infatti la semplicità e la ricostruzione degli ambienti pastorali sono artificiosi.
L’argomento è semplice: il poeta scorge sui monti le prime tracce della neve e si lamenta del fatto che i lieti incontri estivi sono ormai finiti, come pure i dolci amori sotto l’ombra dei faggi. La conclusione della seconda quartina si ricollega alla conclusione della 1.a (= che mai sarà di me?….. cara, lontan da te?), sia come contenuto che come musicalità. Tuttavia la malinconia trova un conforto nel fatto che ci saranno degli incontri al chiuso delle capanne, vicino ad un fuoco di rami di ginepro odorosi con un capretto che cuoce girando su di uno spiedo di frassino. La descrizione della donna è fatta con termini dolci, delicati, ricorrendo a diminutivi molto vaghi, ma anche con elementi di sensualismo appena accennato. Un altro elemento arcadico è presente nel componimento: desiderio del poeta di essere trasformato in animale domestico (in questo caso una lepre) per essere accolto tra le braccia della dama. Qualche particolare ci fa pensare ad un Rolli neoclassico come il continuo richiamo ai poeti latini: l’immagine della donna che accosta le labbra alla ciotola dove nessuno ha mai bevuto prima ci rimanda alle Bucoliche di Virgilio. La poesia si avvia allora alla conclusione quando il poeta si rivolge alla dama dicendole che la sua bellezza, le Grazie e la dolcezza dell’amore daranno un soava condimento a ciò che egli può donare. In questa frase c’è tutta una sensualità arricchita da toni maliziosi e galanti. E allora i numi, che pure gustano i cibi più preziosi, potranno invidiare il desco del poeta e la stessa capanna, definita tugurio, dove avviene l’incontro amoroso.
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