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La donna allo specchio di Giovan Battista Marino


Amor, non dissi il ver, quando talora
ebbi a dir che costei non era amante,
e che ’l suo cor di rigido diamante
punto non avea mai tuo strale ancora.

Ecco, ma per mio peggio, or s’innamora
di se medesma al chiaro specchio avante;
e, fatta mia rival, quel bel sembiante,
ch’io solo amo ed adoro, ama ed adora.

Crudel donna e superba, a cui sol cale
nel lusinghiero adulator fallace
la tua propria ammirar forma mortale;

sappi che ’l bel, ch’or sí t’alletta e piace,
non men che ’l vetro, in cui si specchia, è frale,
né men che l’ombra sua, lieve e fugace.

Commento generale alla lirica




In questa celebre lirica di Giovan Battista Marino dal titolo “Donna allo specchio” viene descritta – in una giustapposizione tra quartine e terzine – una donna nell’atto di specchiarsi, la quale elogia la sua bellezza di cui è dunque compiaciuta; la donna si ritiene così bella da innamorarsi perfino di se stessa. E’ con la metafora del terzo verso che possiamo vedere come la donna viene vista da Marino: la durezza del cuore della donna viene paragonata al materiale di cui è fatto lo specchio che quest’ultima sta utilizzando per specchiarsi.
Questo concetto presente nella metafora del terzo verso viene ripreso anche successivamente negli ultimi due versi del componimento poetico. Lo specchio sarebbe costruito con del materiale fragile e la bellezza che riproduce è una bellezza fugace e allo stesso tempo effimera come anche l’immagine che sta riflettendo. Dell’oggetto che si specchia sembra quasi diventare un’ombra, perdendo la sua realtà e dunque la sua consistenza.
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