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Il vero scienziato da Il saggiatore di Galileo Galilei


In questo brano, Galileo espone, nella forma di un raffinato apologo, una concezione della scienza come perenne conquista di nuove conoscenze.
Il processo della conoscenza, secondo Galilei, approda ad una verità definitiva o è sempre aperto a nuove prospettive? La conoscenza umana procede per successive acquisizioni grazie all’esperienza; così ogni nuova scoperta non è che un punto di partenza verso nuovi orizzonti.
Il carattere aperto, dinamico e mai concluso della ricerca è un concetto espresso nella Scienza Nuova, l’opera in cui Galilei conduce un’analisi della realtà partendo dal presupposto che è impensabile poterla conoscere tutta: la ricerca non si ferma mai e sempre nuovi percorsi di progresso si offrono all’umanità.
Il vero uomo di scienza, secondo Galilei, deve essere mosso da ingegno e curiosità; deve illustrare con concretezza e semplicità l’esperienza della ricerca scientifica; deve acquisire dati ed interpretarli razionalmente, formulando ipotesi in grado di spiegare in modo sicuro ed attendibile un numero sempre più ampio di fenomeni osservati. Lo scienziato deve altresì guardarsi bene dal formulare leggi valide in assoluto, ben sapendo che ogni teoria può essere sconfessata e superata da una nuova scoperta; deve mostrare, nel suo lavoro, umiltà e cautela, senza avere la presunzione di conoscere ogni aspetto della realtà, poiché solo lo stolto può credere di sapere tutto; deve infine considerare il dubbio non un ostacolo alla ricerca, ma un fattore capace d’indirizzare la stessa verso una conclusione di ordine metodologico.
La morale della favola è che i misteri della natura sono infiniti, mentre la conoscenza umana resta limitata: è maggiore ciò che l’uomo non sa rispetto a quel poco che egli sa. Allo scienziato non deve interessare tanto il risultato acquisito, che, come visto, si presenta precario e provvisorio, bensì l’atto stesso della ricerca: ogni scoperta offre un nuovo elemento d’interpretazione della realtà, che, sommandosi ai precedenti, amplia l’orizzonte della conoscenza umana.
Così accade all’uomo del racconto, che ad ogni “incontro” imparava qualcosa di nuovo ed alla fine, a chi gli chiedeva come si producevano i suoni, rispondeva “di sapere alcuni modi, ma che teneva per fermo potervene essere centro altri incogniti ed inopinabili”.
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