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Titolo: Nutrire il pianeta, energia per la vita


Rivista Focus


L’alimentazione è un bisogno fisiologico che ogni essere vivente avverte in mancanza di cibo, ossia la necessità di nutrirsi per sopravvivere. In particolare questo avviene nei paesi sotto sviluppati del terzo mondo; le cui popolazioni soffrono la fame e hanno bisogno di un continuo aiuto umanitario per il loro sostentamento, per la prevenzione e l’assistenza sanitaria. In netta contrapposizione sono i paesi occidentali che hanno troppo, in altre parole come sostiene Carlo Petrini “Se il cibo è una merce, non importa se lo sprechiamo. In una società consumistica tutto si butta e tutto si può sostituire, anzi, si deve sostituire. Ma il cibo non funziona cosi”. Con questa frase Petrini ci vuol far capire quanto sia importante il cibo per molte persone bisognose del terzo mondo, le quali ogni giorno devono combattere per sopravvivere agli stenti della fame, a dispetto di noi europei che tendiamo troppo spesso a sprecarlo senza alcun motivo. Un esempio evidente sono le catene di ristoranti, agriturismi, supermercati, che potrebbero incominciare a sostenere una politica di riutilizzo del cibo non consumato per evitare l’aumento degli sprechi alimentari. Una piccola fetta di paese ha già iniziato a percorrere questa strada, ma non è ancora sufficiente. L’impegno di noi cittadini in tal senso, cosi come una maggiore attenzione verso le limitate risorse naturali offerte dalla terra, deve essere rivolto a un razionale utilizzo del cibo stesso evitando, quando semplicemente non ci piace più un prodotto, di buttarlo senza pensare che esso potrebbe essere benissimo utilizzato da chi ne è privo. Tutto questo ci porta a dover riflettere e a confrontarci su un altro preoccupante fatto che attanaglia molti di noi, il sentirsi dire dal proprio cardiologo “Dobbiamo modificare le nostre abitudini alimentari” e conduciamo troppo frequentemente una “vita sedentaria” mettendo a rischio la nostra salute cardiaca. Consigliandoci di fare più attività fisica, di mangiare meno, consumare cibi più sani seguendo una dieta mediterranea. Un’indagine scientifica condotta sulla prevenzione cardiaca ha riscontrato che l’80 per cento di noi italiani sceglie per pranzo una pasta molto condita accompagnata dal pane, il 20 per cento carni grasse più volte alla settimana, il 45 per cento consuma formaggi minimo tre volte alla settimana, uno su tre, mangia pesce una volta alla settimana, quando invece andrebbe consumato almeno due, tre volte alla settimana. Per questo si parla frequentemente di seguire una dieta mediterranea considerata dall’Unesco “patrimonio culturale immateriale dell’umanità” cioè un modello nutrizionale per eccellenza, essendo un’alimentazione completa, sana ed equilibrata dal punto di vista nutrizionale. Non solo essa rappresenta un’alimentazione ricca di proteine e un giusto stile di vita, che noi tutti dovremmo seguire, ma è anche un modello d’interazione sociale promuovendo il territorio nel rispetto della biodiversità, garantendo lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri legati alla pesca e all’agricoltura del Mediterraneo. Tendiamo a dimenticare quanto sia fondamentale ed essenziale il cibo come risorsa immensa di sostentamento del nostro pianeta, senza preoccuparci di conservare e tutelare al meglio il nostro territorio. Per questo motivo servono scelte politiche alimentari consapevoli, agricoltura eco-sostenibile, biologica, stili di vita alternativi, serve integrare la nostra esperienza culinaria con quella delle altre colture, ad esempio con la cucina asiatica, che per tanti aspetti, è considerata più salutare della nostra. Un altro contributo può derivare dalla preventiva educazione alimentare che deve far riflettere tutti noi sul problema della fame nel mondo e conseguentemente sulla diminuzione delle risorse alimentari disponibili. Poiché si parla sempre più spesso di integrare nella nostra alimentazione gli insetti, come cavallette e grilli, questa potrebbe essere la futura soluzione al problema di come nutrire il Pianeta, soluzione prospettata da alcuni dei maggiori e più influenti esperti nutrizionisti. Secondo il loro parere, così facendo, si dovrebbe evitare l’eventuale rischio di un aumento della fame a livelli globali. Quindi, nutrirsi con insetti, dato la maggiore facilità del loro allevamento e il minor impatto ambientale, rimane l’unica strada percorribile? Può darsi, anche se per noi occidentali, è senz’altro più gradevole stuzzicare l’appetito con qualcosa di dolce anziché con l’amaro derivante da un qualcosa che non rientra nei nostri gusti.
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