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Firenze nell’età di Lorenzo de’ Medici


La Firenze di Lorenzo de’ Medici


Lorenzo de’ Medici giunse al potere nel 1469; mentre egli governava, Firenze raggiunse il massimo splendore.

La letteratura nell’età di Lorenzo


Nell’età di Lorenzo, i trattati e i dialoghi lasciarono il posto a generi di intrattenimento colto e popolaresco; e infatti al predominio della prosa seguì una rinascita della poesia lirica, bucolica ed epica.

Lorenzo de’ Medici: principe e artista


La formazione letteraria di Lorenzo de’ Medici, nato nel 1449, fu all’inizio condizionata dal poeta Luigi Pulci, suo compagno di brigata. E infatti la sua prima produzione presenta, accanto a rime d’ispirazione petrarchesca, componimenti in cui si avverte l’influenza del registro comico e burlesco caro a Pulci. In questa prima fase spicca la “Nencia da Barberino”, un poemetto rusticale scritto in età giovanile; esso diede vita a un genere nuovo chiamato “nenciale”, una serie di motivi tipici della poesia colta d’amore.
Al periodo degli esordi, seguì una seconda fase, che va dal 1476 al 1484, in cui la produzione di Lorenzo fu prevalentemente lirica. Spinto da Marsilio Ficino e da Poliziano, Lorenzo si avvicinò al modello stilnovistico e all’esempio della Vita Nuova di Dante, unendo i propri sonetti d’amore attraverso uno scritto in prosa che ne spiegava la genesi e il significato: come il “Comento ad alcuni sonetti d’amore”. In questi sonetti Lorenzo racconta la morte di una donna, Simonetta Cattaneo, che ha le doti divine di Beatrice, e del successivo amore per una fanciulla che ha la stessa funzione della donna gentile della Vita Nuova.
L’ultimo periodo della produzione di Lorenzo riguarda i componimenti scritti nella seconda metà degli anni Ottanta e all’inizio dei Novanta. Esso è caratterizzato da un lato dal classicismo umanistico di Poliziano e dall’altro dall’affiorare di una tematica religiosa. La personalità di Lorenzo appare scissa fra una tendenza pagana a sfondo naturalistico e sensuale e una tendenza devota.
Le due figure che assisterono Lorenzo morente furono Poliziano e Savonarola; loro indicano bene questa scissione, infatti Poliziano ricordava a Lorenzo la sua vita che era stata felice e gioiosa e gli ricordava i piaceri della vita, invece Savonarola ricordava a Lorenzo che era malato e che stava per morire.
Il componimento più importante di questa ultima fase è la “Canzona di Bacco”, scritta per il carnevale del 1490; si tratta di un trionfo, cioè di un testo fatto per essere cantato da un corteo di maschere ispirate a soggetti mitologici.

Girolamo Savonarola


Negli anni successivi alla morte di Lorenzo, avvenuta nel 1492, protagonista della vita politica fiorentina fu il frate domenicano Girolamo Savonarola. Egli bruciava in piazza libri e disegni giudicati pagani.
Le prediche di fra Girolamo scatenarono la paura del popolo; egli odiava la famiglia de’ Medici e non era amato da nessuno, infatti se la prendeva con tutti: con i nobili, con la borghesia, con il popolo e con la Chiesa.
Fu condannato al rogo, per volere della Chiesa, perché dava molto fastidio.
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