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Lorenzo il Magnifico


Anche Lorenzo il Magnifico era amico di Poliziano e può essere che quest’ultimo sia stato avvelenato proprio a causa di questa amicizia, dopo la congiura dei Pazzi e le varie vicende che avevano visto coinvolti i Medici. Anche lui era particolarmente amante del volgare e scriverà un testo in cui esalta il volgare come unica lingua degna della letteratura. Per volgare si intende ovviamente quello fiorentino, secondo quanto Pietro Bembo aveva stabilito: aveva definito nelle “Prose della volgar lingua” che per la prosa bisognasse prender come esempio Boccaccio e per la poesia Petrarca. A questi canoni di conformazione a questi modelli ci si rifarà per moltissimo tempo. Dai suoi avversari politici però questa affermazione, viene vista come una mossa politica. Si pensa che sia un modo per sottolineare il primato culturale di Firenze e di sottolineare il suo valore non solo politico ma anche culturale.

Lorenzo il Magnifico scrisse molto. Anche lui quindi oltre ad essere un grandissimo politico è anche un intellettuale, con una grande cultura di base. La cultura è alla base di ogni ambito, come già visto con Alberti. Scrive riguardo ad ambiti diversi:
• Produzione popolare: erano materiali che il popolo poteva utilizzare nelle feste
• Produzione realistica
• Opere ispirate al classicismo
• Platonismo


Tra le sue opere abbiamo:
• Le “laudi spirituali”, che erano delle vere e proprie preghiere
• Il “simposio” che fa parte della produzione realistica e prende in giro gli ubriaconi fiorentini
• L’”uccellagione di starne” = caccia delle starne. Descrive una battuta di caccia
• La Nencia di Barberino. Parla di Nencia, una contadinotta di un paese fuori Firenze. Lei è amata da un contadino completamente perso per lei.
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