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Formazione del sovrano


Il brano proviene del trattato di Giovanni Pontano De principe, dedicato al duca Alfonso di Calabria, figlio del re Ferrante, e pubblicato nel 1490 (ma scritto nel 1468). Il testo è un esempio della promozione delle humanae litterae anche nell’ambito socio-politico: esse diventano indispensabili negli studi, nella formazione e perfino nell’attività del sovrano.

Il valore delle humanae litterae

La prosa ha carattere precettistico: è mirata, cioè, a rivolgere al giovane principe consigli e indicazioni sulle virtù atte al buon governo. Il libro di Pontano appartiene, infatti, a pieno titolo al genere degli specula principis (letteralmente “specchi del principe”), di tradizione antica e largamente diffuso nel Medioevo. È lo stesso genere cui guarderà anche Il Principe di Machiavelli, sovvertendone tuttavia alcuni dei criteri fondanti. Il brano è dunque costruito per ammaestrare in modo efficace e persuasivo, per questo adotta la struttura tipica di un testo argomentativo. Dapprima si chiarisce il tema attraverso una metafora (l’esempio dei grandi è, per il giovane principe in formazione, come il sostegno fornito a un giovane albero) e il ricorso a un esempio illustre (il diletto e il profitto con cui Alfonso il Magnanimo ascoltava gli insegnamenti del Panormita). Quindi si passa a sgomberare il campo dalle possibili obiezioni: e cioè che non sia necessario imparare le lettere (rr. 14-16) o che esse non siano degne di un uomo (rr. 24-25). A ciascuna obiezione Pontano risponde attraverso il ricorso a domande retoriche (rr. 16-19 e 25-26) e all’esplicitazione delle prove e delle considerazioni che confutano le obiezioni. Le lettere e gli studi, osserva Pontano, sono quanto di più utile esista, perché essi ci insegnano che cosa sia per noi dannoso o che cosa giovevole, sia sul piano morale sia su quello pratico della salute. Lo studio e la conoscenza, inoltre, permettono di eccellere sugli altri uomini (fatto massimamente degno dell’uomo). A riprova di ciò l’autore evoca la figura e il ruolo degli umanisti: proprio loro («gli uomini forniti di dottrina», r. 26), in virtù del loro sapere, sono le persone più spesso coinvolte nelle gravi e importanti decisioni di governo.
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