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Giovanni Pontano - Scite, puer, mellite puer


Giovanni Pontano è un umanista , nato in Umbria nel 1426. Amante dei libri, ne raccolse moltissimi fino a costituire una ricca biblioteca. Passato al servizio del re di Napoli, in questa città egli trovò un’atmosfera adatta per il suo entusiasmo di umanista e diventò l’animatore del centro letterario napoletano, chiamata Accademia pontaniana.
Ebbe anche un ruolo politico di spicco come ambasciatore dei re aragonesi per stipulare accordi o trattare la pace e come istitutore degli stessi principi reali.
Egli è uno dei maggiori poeti del Quattrocento che adoperarono il latino per le loro opere, fra cui le elegie De amore coniugali, dedicate alla moglie, ai figli e alla vita familiare in genere.

Testo originale


Scite puer, mellite puer, nate unice, dormi;
claude, tenelle, oculos, conde, tenelle, genas.
Ipse sopor: “Non condis, ait, non claudisd ocellos?- .
En cubat ante tuos Luscula lassa pedes”.
Lunguidulos, bene habet, conditque et claudit ocellos
Lucius, et roseo est fusus in ore sopor.
Aura, venui, foveasque meum placidissima natum.
An strepitant frodes? Iam levis aura venit.
Scite puer, mellite puer, nate unice, dormi;
aura fovet flatu, mater amata sinu.

Traduzione


Dormi bimbo, dolce bimbo, (mio) figlio unico, chiudi gli occhi, piccino, nascondi il tuo visetto.
Il sonno stesso ti chiede: “ Non ti nascondi, non chiudi gli occhietti?-,
Ed ecco, ai tuoi piedi Luscula (la cagnolina) stanca già dorme”
Lucio - così va bene - nasconde e chiude i suoi occhietti languidi e del sonno è ormai pervaso il suo roseo viso.
Auretta, vieni e culla il mio piccino in modo carezzevole.
Le fronde, forse mormorano? Giunge così lievemente il soffio del vento
Dormi, bimbo grazioso, dolce figlio, mio unico figlio;
L’aria ti riscalda con il suo soffio e l’affettuosa madre con il suo seno.

Commento


In questo poemetto il poeta immagina che la moglie canti una ninna-nanna al piccolo Lucio, unico figlio maschio che purtroppo negli ultimi anni della sua vita egli vide morire. Si tratta delle quinta delle dodici “naeniae”. La lingua adoperata è molto semplice e ricca di assonanze e diminutivi che creano una forte musicalità molto rara negli scrittori classici e presente solo in Catullo. Il poemetto termina con il verso iniziale che riappare come un ritornello. Dal punto di vista metrico, si tratta di distici elegiaci.
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