Orlando Furioso e Gerusalemme Liberata a confronto

Il periodo di tempo che intercorre tra la pubblicazione delle due opere non è da sottovalutare, infatti sebbene fossero passati pochi anni, tuttavia in questi anni di erano verificati diversi cambiamenti a causa degli avvenimenti e delle conseguenze che la riforma e la controriforma avevano determinato.
La prima differenza tra le due opere che salta agli occhi è che il Furioso sembra abbia una struttura aperta, sembra che manchi un centro fisso di attenzione e che a regolare le vicende dei personaggi sia il caso, una casualità però tutte terrena. Questo perché Ariosto ha una visione laica della vita e quindi non è presente nell’opera nessuna concezione provvidenzialistica. In Tasso la visione della vita è invece religiosa e la struttura dell’opera non è aperta. Ci sono diversi intrecci narrativi, ma tutti gli avvenimenti sembrano convergere verso quella principale che è la conquista di Gerusalemme da parte dei crociati.

Nella Gerusalemme Liberata prevale la dimensione psicologica e sentimentale, infatti numerosi sono i sentimenti che possiamo cogliere nelle parole e nei gesti dei personaggi, mentre nell’Ariosto, più che i sentimenti prevale l’azione.
Quindi potremmo dire che nella Gerusalemme Liberata prevalgono il soggettivismo e il lirismo, mentre nel Furioso prevalgono l’oggettivismo e il e il distacco ironico dell’autore.
Questo deriva, secondo me, dalla condizione emotiva con cui i due grandi poeti affrontano la stesura delle loro opere. Ariosto, infatti, scriveva il suo poema avendo una concezione chiara e oscura del mondo ed era padrone delle due passione e dei sentimenti, mentre Tasso scriveva la sua opera cercando di uscire da una situazione sentimentale molto turbata.
Un’altra differenza tra i due autori si può trovare nella suspance: in Ariosto è un semplice espediente narrativo e consiste nell’ interrompere un episodio proprio nel più bello per passare ad un altro, in Tasso invece la suspance è una specie di proiezione della conoscenza del poeta sugli avvenimenti che racconta, per cui se c’è una scena piacevole subito essa viene turbata dalla considerazione sulla sua labilità e sulla sua poca durata, cosi pure quando il poeta parla dell’amore: esso è sempre contrariato, non corrisposto eppure turbato da tristi presagi. Inoltre anche l’idea della vita è associata spesso a quella della morte,
Insomma , come ho notato Lanfranco Caretti, in Ariosto il mondo viene rappresentato con distacco e con sicurezza, in Tasso viene filtrato attraverso una sensibilità ansiosa e irrequieta.

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