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Cenni biografici e opere giovanili

Lorenzo de’ Medici, nato nel 1449, figlio di Piero di Cosimo de’ Medici e di Lucrezia Tornabuoni, assume il potere, di fatto, nel 1469 e lo tiene fino alla morte (1492). Riceve una ricca formazione universitaria, seguendo le lezioni del grecista Giovanni Argiròpulo, di Cristoforo Landino e di Marsilio Ficino; ma la prima fase della sua formazione, indirizzata dalla madre, è legata principalmente alla cultura in volgare. Le sue opere giovanili appartengono ai modi tipici della prima produzione della “brigata laurenziana”: mostrano un dichiarato intento parodico e comico-giocoso e utilizzano i metri della tradizione volgare, come l’ottava boccacciana e la terzina dantesca. Spicca, in questa produzione, un poemetto in ottave intitolato La Nencia da Barberino, che avrà una rapida e vasta fortuna .

Dall’influsso di Petrarca alla teologia poetica

Gli orientamenti della scrittura di Lorenzo mutano radicalmente nel corso del decennio successivo alla sua ascesa al governo della Signoria. Egli segue allora le linee totalmente alternative di un indirizzo culturale ispirato alla filosofia platonica e a un dotto classicismo volgare, fondato sui modelli di Dante e Cavalcanti. Alle rime giovanili, d’ispirazione petrarcheggiante, succede l’influsso della «teologia poetica», secondo i nuovi indirizzi critici e storico-letterari progressivamente assunti dalla “brigata laurenziana”. In questa seconda fase Lorenzo privilegia la forma-sonetto, in cui, nel giro di pochi versi, concentra i concetti filosofici della nuova prospettiva neoplatonica. Accanto alla raccolta del Canzoniere (elaborato tra il 1464 e il 1483), egli concepisce anche un Comento sopra alcuni sonetti d’Amore (1486): una selezione di sonetti dotata di un dettagliato commento in prosa, che delinea un itinerario allegorico dell’anima dalla bellezza sensibile al sommo bene.

Lo sperimentalismo poetico

Pur privilegiando il sonetto, anche in questa seconda fase della sua produzione Lorenzo continua a praticare diverse esperienze poetiche. Influenzati dal modello di Poliziano e delle sue Stanze sono i poemetti in ottave di impianto mitologico-narrativo: le due Selve e soprattutto l’Ambra. La fama del Magnif ico resta però legata soprattutto ai Canti carnascialeschi, composizioni poeticomusicali in forma di ballata (da cui l’indicazione anche di Canzoni a ballo) legate alle circostanze festive del carnevale fiorentino. Celebre tra questi il Trionfo di Bacco e Arianna.
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