Lorenzo de' Medici

Si è soliti dividere l'Umanesimo in "latino" e in "volgare", perché accanto agli umanisti che scrivono esclusivamente in latino, ve ne sono altri che, oltre a studiare e scrivere opere nelle lingue classiche, capiscono l'importanza di non abbandonare il proprio idioma volgare, "moderno" e vivo.
Uno dei maggiori rappresentanti dell'Umanesimo volgare è Lorenzo de' Medici, detto anche "il magnifico" per la sua costante attività di mecenate. Nato a Firenze nel 1449, a soli 21 anni assume il controllo e la guida della città di Firenze, che si era trasformata in Signoria nel 1434.
Oltre ad essere un politico equilibrato e tollerante, Lorenzo è un uomo di grande cultura, amante dell'arte e delle lettere. Egli stesso è poeta e letterato esperto e raffinato: scrive numerose opere in volgare, tra cui poemetti e rime di vario tipo.

Si dedica alla stesura dei canti carnascialeschi, ossia componimenti che venivano cantati da cortei mascherati in occasione di Carnevale, o carnasciale a Firenze.
Uno dei più famosi è il Trionfo di Bacco e Arianna, i cui i versi invitano il lettore a godere delle bellezze e dei divertimenti laici e terreni, legati alla vita presente. I simboli dei nuovi valori "umanisti" sono Bacco (equivalente di Dioniso), dio greco del vino e dell'ebbrezza, e Arianna, figlia del re di Creta, Minosse, che dopo essere stata abbandonata da Teseo, si consola tra le braccia di Bacco.
Solo negli ultimi versi traspare una nota malinconica, quando Lorenzo invita a godere del presente e dei suoi doni di giovinezza, letizia e piacere, perché "di doman non c'è certezza".

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