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Poggio Bracciolini


Poggio Bracciolini non apparteneva a una famiglia nobile. Si trasferisce a Firenze per diventare notaio. Lì conosce un altro importante umanista, Coluccio salutati, che lo avvia agli “studia humanitatis”, cioè agli studi umanistici. Si mantiene facendo l’esemplatore, cioè trascrivendo codici su commissione e inventa quella che viene definita la “littera antiqua”, cioè la minuscola carolina e non più gotica. Era una nuova grafia, più veloce e standardizzata, che permetteva la trascrizione di questi manoscritti in modo più rapido.
Nel 1503 viene assunto a Roma come copista e entra a servizio diretto dei papi, come segretario (“secretarius domesticus” = segretario personale del papa). Siamo nel periodo in cui ci sono papi e antipapi. Lui collaborerà con entrambi (es. con l’antipapa Giovanni XXIII). A causa del Concilio di Costanza (1414-1418), Giovanni XXIII, presso cui lui lavorava come segretario, fu deposto. Lui quindi perde l’incarico e inizia a dedicarsi alla ricerca di manoscritti. Rubava le opere classiche dagli "scriptoria", soprattutto nei monasteri intorno a Costanza (es. Monastero di Cluny, Monastero di S. Gallo) e le porta a Firenze per diffonderli. Nel 1453 lascia definitivamente la curia, dove era riuscito ad ottenere degli incarichi secondari. Muore nel 1459.

I libri che riuscì a rubare furono tantissimi, e li rubò anche quando era in missione per la curia papale.
• Fra i manoscritti più importanti che riuscì a portare a Firenze c’è “De architectura” di Vitruvio. In realtà questo manoscritto doveva essere già stato trovato precedentemente, perché probabilmente alcune copie erano già in mano a Boccaccio e Petrarca. Il manoscritto che lui trova però è sicuramente più vicino all’archetipo, quindi il più attendibile. Fu Poggio inoltre che fece circolare il “De rerum natura” di Lucrezio.
• Altro testo che contribuisce a diffondere è l’ “Istitutio oratoriae” di Quintiliano.
• Sicuramente fu un personaggio molto particolare: molta della sua attività fu legata per esempio a discorsi funebri per altri umanisti a lui vicini (es. Leonardo Bruni). Partecipò anche a molte polemiche diffondendo il genere delle invettive.
• Scrisse anche l’historia fiorentina, in 8 libri, secondo cui la storia di Firenze era stata fatta da pochi personaggi illustri.
• Un suo testo interessante è il “De avaritia”, un dialogo filosofico in cui l’avarizia, l’avidità, è vista come valorizzazione dei beni. Cercare di non sprecarli, si accumulare denaro è viso in chiave positiva. Se Dante faceva dell’avidità il male peggiore, qua viene rivalutata come capacità di accumulare denaro, di farsi strada e ottenere successo economico, in modo positivo.
Egli, sempre nello stesso libro, si scaglia anche contro il falso ascetismo dei frati, che non lavorano e con il pretesto della religione disprezzano le ricchezza, che secondo Poggio sono anche segno della volontà divina. Secondo lui quindi bisogna darsi da fare, arricchirsi e non certo fare la vita ascetica dei frati che dietro a un motivo religioso disprezzano sia il lavoro che la ricchezza.
• Un altro testo interessante è il “contra hipocritas”. Gli ipocriti sono tutti gli appartenenti al clero. Se nel Medioevo la chiesa era il centro di ogni riflessione dei letterati, adesso diventa il bersaglio di queste polemiche. In questo testo braccio lini parla dei vizi, delle truffe, delle malefatte del clero.
• Altro testo è il “De infelicitate principum” = riguardo all’infelicità dei principi. Lui sostiene che chi deve governare sugli altri è sempre attraversato da dubbi, da ansietà, da preoccupazioni. Inoltre i principi hanno sempre una spada che incombe su di loro a seconda delle decisioni che prendono. C’è un pericolo nella loro vita di attentati alla loro incolumità. Chi deve prendere decisioni, che possono esser impopolari, è sempre preso da dubbi, è sempre in pericolo e deve salvaguardare la sua vita. È simile all’idea della spada di Damocle di Cicerone.
• Un altro libro è il “liber facetiarum”, cioè il libro delle facezie. Le facezie sono cose scherzose, divertenti. È un libro di barzellette, spesso licenziose e per lo più ambientate nella curia romana. È ancora una volta una derisione della curia. Questo testo, dopo il Concilio di Trento, sarà messo all’indice dei libri proibiti e non potrà più circolare.
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