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Accademia Platonica di Firenze e Marsilio Ficino



Nell’Italia rinascimentale, il termine “Accademia” aveva il moderno significato di istituzione che riunisce un gruppo di intellettuali, impegnati negli studi filosofici e letterari, oppure alle arti. Più tardi le Accademie si dedicheranno anche agli studi scientifici.
La vita culturale del tempo fu spinta a questa nuova organizzazione dalle mutate condizioni sociali e politiche e soprattutto dal diffondersi dell’Umanesimo con il suo interessi versoi l’antichità classica. Gradualmente, le riunioni tra gli umanisti ed i grandi letterati del tempo, soprattutto nei grandi centri urbani, si trasformarono in istituzioni stabili e permanenti. Nacquero così diverse Accademie: fra di esse una delle più importanti è l’Accademia platonica di Firenze. Essa fu costituita intorno al 1463 su iniziativa di Marsilio Ficino, un umanista fiorentino. Lo scopo era di recuperare e di interpretare il pensiero platonico. Per questo motivo, egli riunì intorno a sé amici, letterari, dispoli e chiunque fosse interessato al progetto, provenienti da ogni parte d’Italia.

Per gli incontri, Cosimo de’ Medici mise a disposizione la sua villa di Careggi, nei sobborghi di Firenze che aveva acquistato qualche anno prima il padre, Giovanni Bicci de’ Medici. A Careggi, Ficino studiava Platone, ne traduceva le opere e redasse il suo libro De vita. , occupandosi anche del pensiero di Plotino. Effettuava il suo insegnamento seguendo il metodo platonico senza, tuttavia, dar vita ad una vera e propria scuola. Praticamente, egli esponeva il suo pensiero in un discorso per pochi eletti e soprattutto ricorrendo ad un suggestivo dialogo. Il sodalizio fra Ficino e i Medici durò fino alla sua morte, avvenuta nel 1464. Dopo la scomparsa di Cosimo de’ medici, l’attività dell’Accademia fu protetta dal figlio Piero e soprattutto da Lorenzo de’ Medici. La sua attività cessò definitivamente nel 1522. Fra i concetti fondamentali, oggetto di discussione all’ Accademia, dobbiamo ricordare il tema della dignitas hominis che si esprime nell’immagine dell’uomo-microcosmo,il quale partecipa contemporaneamente alla ragione “divina” e alla natura del mondo, sintesi e centro dell’ordine universale, nella sua tendenza di fondo verso il ritorno all’unità originaria, secondo il pensiero platonico Il concetto che ebbe molto successo, anche in ambiente europeo, sarà ripreso da Pico della Mirandola nella sua opera De dignitate hominis, del 1486.