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Petrarchismo


Il cosiddetto petrarchismo è uno dei fenomeni più vistosi della cultura rinascimentale italiana ed è caratterizzato dalla figura di Petrarca, modello di imitazione per eccellenza. Le ragioni di questa scelta risultano evidenti da Pietro Bembo, il quale nelle “prose della volgar lingua” esplicita che i massimi poeti italiani erano Petrarca e Boccaccio, escludendo Dante. Il plurilinguismo dantesco, infatti, appariva a Bembo troppo rozzo, mutevole e non ben definito, in quanto non poteva offrire un termine di riferimento stabile. Invece, la poesia di Petrarca, secondo Bembo, aveva tutti i requisiti necessari per poter essere imitata, presentandosi come armoniosa, chiara, perfetta e ben definita. Quindi i poeti del Cinquecento continuarono a imitare il monolinguismo petrarchesco che forniva un modello facile da codificare e da riproporre, poiché era caratterizzato da un lessico selezionato con vocaboli che appartenevano a un registro omogeneo e compatto, che evitava con cura ogni nota dissonante, e da un ritmo scorrevole e musicale. In tal modo nascono una serie di Canzonieri (raccolte di poesie) a imitazione di Petrarca che trattavano tematiche tipiche del poeta, come il contrasto tra amore terreno e amore divino (vissuto come un profondo dissidio interiore) e la passione ideale che ha la forza di sopravvivere oltre la morte. Riprendendo tali temi i petrarchisti tendono a risolverli su un piano più superficiale che sembra voler proporre gli sviluppi di un romanzo sentimentale. Queste caratteristiche possono spiegare il successo del petrarchismo che diventò un genere molto letto e praticato fino a trasformarsi in una vera e propria moda. Inoltre il petrarchismo ha avvicinato le donne alla poesia; le più importanti furono: Vittoria Colonna, Veronica Gambara e Gaspara Stampa.
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