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Francesco Petrarca: La vita fugge, et non s’arresta una hora (Canzoniere, CCLXXII)


La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

Canzoniere, CCLXXII

Parafrasi


La vita scorre e non si arresta un solo istante
e la morte ci rincorre rapidamente,
sia il presente che il passato
come pure il futuro, causano in me un conflitto interiore

il ricordo [delle cose passate] e l’attesa [delle cose future] mi angoscia,
ora da una parte ora dall’altra, a tal puto che, in verità,
se non provassi pietà per me stesso,
mi sarei già liberato da questi pensieri.

Mi ritornano in mente i momenti di dolcezza
se mai questo mio cuore infelice, ne ha avuto; e poi volgendomi verso il futuro
vedo la mia navigazione (= la mia vita) colta da venti tempestosi;

vedo una tempesta raggiungermi nel momento della fine della vita, e l’ ormai stanco
il timoniere, e le rotte le sartie e l’albero della nave,
e le belle luci che sono solito ammirare (= gli occhi di Laura), sono spente.

Commento


Il tema del tempo che fugge è frequente nel Canzoniere, ma è in questo sonetto che esso raggiunge l’espressione più compiuta perché né il passato, né il presente e nemmeno il futuro possono dare consolazione al poeta.
Le parole chiave del sonetto, costruito secondo lo schema ABBA, ABBA, CDE, CDE, sono amore, donna, io, morte, nave, tempesta e tempo.
Nella prima quartina, il poeta constata la precarietà della vita resa ancora più fragile dall’incalzare della morte. Il ricordo del passato e la situazione del presente producono nel poeta un grave conflitto interiore che non trova alcuna soluzione, nemmeno nella speranza di un futuro consolatore.
Nella seconda quartina, il ricordo e l’attesa accentuano nel poeta il conflitto interiore a tal punto che il Petrarca più volte ha pensato di suicidarsi, ma non è arrivato a compiere questo gesto estremo perché ha avuto compassione di se stesso.
Nella prima e nella terzina, il poeta rivede nella memoria i momenti felici, di cui, però, mette in dubbio l’esistenza, ma contemporaneamente il presente è turbato da venti impetuosi. Petrarca ricorre ancora una volta alla metafora della sua vita con un mare in tempesta; anche se il momento della morte si sta avvicinando, una nuova tempesta spezza l’albero e le sartie, il nocchiere non è più in grado di guidare la nave e gli occhi di Laura, intesi come punto di riferimento, sono ormai spenti.
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