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La vita fugge, et non s’arresta una hora

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

L’argomento centrale del sonetto è quello della fuga del tempo. Il sonetto rientra nelle rime in morte di Laura, scritto quando è già morta: datato tra il 1348-1357. Il titolo non è stato dato da Petrarca, i componimenti erano numerati, successivamente è stata usata il verso uno.

Petrarca dice nella prima quartina che non solo la vita fugge e non si arresta, ma la morte sopraggiunge velocemente (a gran giornate), e le cose che lo colpiscono, lo fanno soffrire, sono le cose passate, presenti e future che non sono ancora successe (dolori presenti, ricordi e attese future che non sembrano positive). Alla fine c’è un punto e virgola, quindi una pausa forte ma che suggerisce il collegamento tra le quartine, seguito da ‘et’ nel verso 5 con la ripresa dello stesso elemento, passato presente e futuro.
Nella seconda quartina: Lo addolorano (accora) ricordare e aspettare (passato e futuro). Petrarca dice così che se non avesse pietà di se stesso, sarebbe già fuori da questi pensieri: avrebbe già concluso la sua vita se non avesse pietà di se. Le due quartine sono molto incentrate, come negli altri sonetti, sulla sua figura, e qua ci dice che il passare del tempo gli provoca dolore.
Nelle terzine c’è riferimento alla donna amata: dal tema centrale del tempo, si passa a quello dell’amore per Laura, tema centrale del canzoniere.
Gli vengono in mente alcune cose dolci e belle della vita, che alcune volte il suo cuore sofferente provò però, dall’altra parte, vede una tempesta turbare la sua navigazione (metafora). La sfortuna (fortuna intesa come tale), la vede anche nel suo porto; il suo timoniere è ormai stanco, rotti sono gli alberi della nave (sartie), e le stelle, belle che di solito ammirava, ora sono spente. Usa quindi dal vv 11 fino al 14 la metafora della navigazione.
Si riferisce al momento di crisi, va verso la vecchiaia, la sua navigazione non è più quello di una volta. Il timoniere è la sua interiorità, la sua coscienza, gli elementi rotti della nave il corpo vecchio e fiacco. Le stelle a cui guardava come orientamento sono gli occhi della donna amata, spenti perché Laura è morta, e lei era l’orientamento di Petrarca in quanto suo obbiettivo.

Analisi del testo

Le forme: il testo è un sonetto con rime secondo lo schema ABBA nelle quartine, CDE nelle terzine (invertita). Il componimento si suddivide in due parti, separati da una pausa al verso 8. Nella prima parte prevale un ritmo vigoroso, caratterizzato dal polisindeto, cioè dalla ripetizione della congiunzione e (per esempio: et la morte vien dietro a gran giornate, et le cose presenti et le passate mi danno guerra, et le future. ) che crea un effetto di accumulo e di ansia. Nelle quartine si esprime bene la riflessione sulla morte; nelle terzine, il ritmo è rallentato e il poeta fa un bilancio della propria vita. Il bilancio è incentrato sulla metafora della navigazione, con l’utilizzo di termini quali “nocchier”, “àrbore et sartie”, “navigare” e “porto”.
Le tematiche
1. Il tempo scorre velocemente (fugens)  topos letterario  carpe diem, dalla poesia di Orazio, autore latino, che conclude con ‘ carpe diem quam minima credula in postero’, che significa ‘cogli l’attimo, sii il meno possibile fiduciosa nel futuro’ . il tema del Carpe Diem è un tema latino, già usato dai greci ma meno, mentre i latini molto di più: l’idea è che si debba vivere la vita intensamente al momento in cui si vive, questione legata al classicismo e al paganesimo, secondo la concezione che la vita che viviamo è preziosa; con il cristianesimo l’elemento del Carpe Diem viene passato, la vita terrena è solo un breve passaggio verso l’eternità, non è importante cogliere l’attimo ma, anzi, ogni gesto che si compie deve essere compiuto in vista di una vita nell’aldilà.

Petrarca riprende la tematica del ‘Carpe Die,’ in quanto umanista, non solo perché riprende una tematica latina, ma anche perché da importanza alla vita terrena oltre che a quella eterna. In quella vita, terrena, bisogna vivere al momento, perché non si ferma mai. Da quello che esprime, soprattutto nelle terzine, non è proiettato verso l’aldilà: le stelle, occhi di laura, sono spenti, non è più punto di riferimento (Beatrice per Dante ha ancora vita ultraterrena); poi parla del porto: la navigazione è la vita, il porto è l’approdo, punto finale, ed è la morte; vede ancora più sfortuna, tempesta. Forse vede ancora più sfortuna perché si sente un peccatore, anche dopo la sua crisi ed aver seguito i dettami della chiesa come chierico, si immagina la sua vita nell’aldilà piena di tormenti, e questo lo fa apprezzare ancora di più la vita terrena. Lo fa infatti soffrire ricordare il passato e aspettare il futuro, mentre il presente è fuggente, infatti nella seconda quartina non c’è nemmeno.
Nella seconda parte dell’orazione, Orazio, che dedica la poesia ad una donna che vuole andare dai veggenti, e le dice di cogliere l’attimo e di non riporre fiducia nel futuro.
L’idea di Petrarca non è la stessa: secondo lui non ci si può affidare al futuro perché è convinto che sia di sofferenza, visione del futuro estremamente pessimistica (gli riserverà maggiori dolori), si sente peccatore e sa che non avrà una vita felice nell’aldilà; mentre Orazio non è sicuro che il futuro sia negativo, ma piuttosto il suo è un futuro incerto, quindi nel dubbio non si deve aspettare.
Nel titolo si notano due latinismi: et e hora Petrarca riprende nello stile. Et era ancora molto usato, hora è usato appositamente per suggerire la ripresa della lingua e il riavvicinamento all’epoca del latino.
Orazio vive con Augusto, che incentiva fede nel paganesimo, ma Orazio rappresenta coloro che non erano credenti, nella poesia dice che non si sa se gli dei gli abbiano riservato più anni ma lo fa per non essere perseguitato (1 secolo d.C.), epoca in cui si mette in dubbio la fede.

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