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Petrarca – “I trionfi”


Accanto al Canzoniere, l’unica altra opera di Petrarca in volgare sono i Trionfi; ad essa il poeta lavorò a lungo, dal 1351 al 1374.
I Trionfi sono un poema allegorico incompiuto, diviso in sei parti, suddivise a sua volta in più capitoli: il metro adottato è la terzina dantesca.
Nell’anniversario del suo innamoramento, Petrarca si addormentò in Valchiusa, quando gli si presentarono sei visioni: esse rappresentavano lo scontro tra termini contrastanti e il conseguente trionfo di uno di essi.

Apre l’opera il Trionfo di Amore (in quattro capitoli): Amore si presenta al poeta su un carro di fuoco con un seguito di amanti famosi; anche il poeta si mette a seguire il carro attratto da Laura e giunge sull’isola di Venere, dove si rende conto della propria schiavitù nei confronti di Amore. Segue il Trionfo della Pudicizia (in un capitolo): in cui Laura sconfigge Amore e lo rinchiude nel tempio della Pudicizia a Roma. Nel Trionfo della Morte (in due capitoli) è Laura a soccombere, e la sua morte viene rappresentata dal poeta come un’affermazione di fiducia in Dio e nella sua volontà. Sulla morte trionfa però la Fama (in tre capitoli), qui il protagonista presenta una galleria di uomini famosi. Il Trionfo del Tempo (in un capitolo) distrugge la vanità della fama. Infine giunge il Trionfo dell’Eterno, in cui l’Eternità vince su tutto.
Nei Trionfi c’è un riferimento alla Commedia dantesca; però in Petrarca mancano la continuità dell’ispirazione dantesca e una solida capacità narrativa o realistica, e quindi la materia appare più statica e astratta.
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