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Petrarca - Canzoniere, XC


In questi versi, scritti tra il 1339-47, il poeta si ricorda il primo incontro con la sua Laura amata per la cui bellezza ideale egli subito si innamorò di ella per il primo sguardo, nella chiesa di Santa Chiara. Ma la bellezza non dura, perché La donna-angelo (di Dante), qui invecchia, ovviamente, e la propria bellezza sfiorisce con l'età.
Tuttavia il poeta sta amando ancora Laura che tanto lontana dall'idealizzazione della femmina.

Parafrasi


Erano i capelli dorati al vento sparsi
Li avvolgeva in mille boccoli soavi
La luce, di cui gli occhi ora privi,
Risplendeva forte non essendo così scarsi.

Il viso sembrava a me di pietà colorarsi
Non so se fosse vero o cosa nell'immagine
Io, che l'esca amorosa depose nelle anime,
che possa cuor mio un po' innamorarsi!

L'incedere suo non era cosa mortale;
Era d'angelo celeste, pure le parole
Suonavano pur essendo di voce umana.

Una creatura divina, uno splendente sole
Fu ciò che vidi e s' ora non come tale
D'allontanar l'arco la ferita non sana.

Sonetto originale


Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;

e ’l viso di pietosi color’ farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sùbito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale,
1ma d’angelica forma; e le parole
sonavan altro che, pur voce umana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale,
piagha per allentar d’arco non sana.
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