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F. Petrarca - Padre del ciel, dopo i perduti giorni


Padre del ciel, dopo i perduti giorni,
dopo le notti vaneggiando spese
con quel fero desio ch'al cor s'accese,
mirando gli atti per mio mal sì adorni,

piacciati omai col Tuo lume, ch'io torni
ad altra vita et a più belle imprese,
sì ch'avendo le reti indarno tese,
il mio duro adversario se ne scorni.

Or volge, Signor mio, l'undecimo anno
ch'i' fui sommesso al dispietato giogo
che sopra i più soggetti è più feroce:

miserere del mio non degno affanno;
reduci i pensier' vaghi a miglior luogo;
ramenta lor come oggi fusti in croce.

Canzoniere, LXII

Parafrasi


O padre del cielo [questa invocazione ricorda il Pater noster qui es in caelis], dopo aver dissipato giorni,
dopo aver dissipato notti, inseguendo vane passioni,
con quella prepotente passione che si accese nel mio cuore,
quando, per mia sventura, contemplai gli atti così leggiadri [di Laura],

che ti piaccia, in virtù della tua illuminazione, che io ritorni
ad una vita del tutto diversa e ad azioni più belle,
affinché, dopo aver invano teso le reti [per catturarmi]
il mio duro avversario risulti sconfitto.

Sono ormai passati undici anni, o mio Signore,
da quando io fui sottomesso allo spietato giogo dell’amore
che è tanto più crudele quanto più si è a lui sottomessi.

Abbi misericordia del mio indegno affanno;
conduci i miei pensieri, che inseguono falsi obiettivi, verso un oggetto più degni;
ricorda loro che in questo giorno tu sei morto in croce.

Commento


Il sonetto segue lo schema metrico ABBA, ABBA, CDE, CDE
Per comprenderne meglio l’importanza e collocarlo adeguatamente all’interno del pensiero del Petrarca, il sonetto deve essere considerato come antitetico rispetto all’ altro BENEDETTO SIA ‘L GIORNO, ‘L MESE, ET L’ANNO.
Questo accostamento è utile per capire l’oscillazione dell’animo del poeta che, se da un lato, è totalmente soggetto alla passione, dall’altro è pronto a chiedere perdono a Dio per il tempo passato a correre dietro a cose indegne. Questa insistenza a volte è presente nello stesso componimento poetico, se non addirittura nello stesso verso.
La struttura del sonetto è piuttosto lineare.
Nella prima quartina dopo aver invocato Dio, il poeta ricorda il proprio passato per mettere in evidenza la vanità dell’esperienza amorosa ed il tormento che ne deriva.
Nella seconda quartina, dopo essersi ricollegato all’ invocazione precedente, esso si rivolge verso il futuro per contemplare nella preghiera la pace spirituale tanto desiderata.
Nella prima terzina, il poeta constata quanto il suo tormento amoroso duri ancora, benché siano passati undici anni di vita colpevole.
Infine, nell’ultima quartina, il Petrarca rivolge una triplice invocazione a Dio, ricorrendo a tre imperativi: Miserere. Reduci i pensier' Vaghi. Ramenta lor.
Nel sonetto non esiste alcun cenno a Laura: di lei sono ricordati solo gli atti leggiadri e seducenti per il poeta, causa della passione amorosa di cui egli ora si sta pentendo.
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